C'è chi è stato chiamato a rispondere sulla vicenda della compensazione delle somme da corrispondere ai medici per la campagna vaccinale del 2011 e quelle dovute dagli stessi per l'anagrafe degli assistiti, e chi sulla gara del 118. Due– il dottore Giovanni Molinaro e l'ingegnere Vincenzo Sangregorio -, invece, l'hanno fatto in relazione, rispettivamente, ai capitoli della nomina come primario di Radiologia dell'Asl e dell'istituzione del Psaut a San Bartolomeo in Galdo, centro del quale Sangregorio è stato sindaco dal 2009 al 2014. In tutto sette testimoni citati dai difensori di alcuni imputati nel processo sul filone politico dell'inchiesta sull'Asl.
In particolare, i dottori Pasquale Grimaldi, Vincenzo Luciani e Pasquale Speranza hanno deposto, come segretari provinciali della Federazione italiana medici di famiglia i primi due, e rappresentante della Cisl medici l'altro, sulla riunione nella quale era stato affrontato il problema del rimborso dei soldi per gli assistiti deceduti e trasferiti, “risolto con la compensazione delle somme spettanti per la campagna vaccinale”. Rossi “non c'era, firmammo un documento per esprimere il nostro rammarico per la sua assenza”, ha ricordato Luciani. Mentre Grimaldi ha spiegato di non aver avuto "mai contatti con Luigi Barone e con Nunzia De Girolamo, che conoscevo perchè ministro”. Sullo stesso argomento, poi, è stato ascoltato anche Michele Del Vecchio, dirigente Asl.
Dal canto suo, Sangregorio ha ripercorso le tappe della battaglia portata avanti per l'istituzione e l'attivazione del Psaut a San Bartolomeo in Galdo. “Fu Rossi, che si era insediato nel 2011, a dare il via all'apertura con un presidio medico fisso e una postazione medicalizzata mobile all'esterno, dopo lo spostamento del Saut da Foiano. Una scelta confermata anche dopo i ricorsi presentati al Tar, che rappresentò la soluzione di una questione di cui avevo interessato tutti gli esponenti politici, compresa la De Girolamo”, che nel 2008 aveva presentato una interpellanza urgente.
Molinaro ha rivendicato il suo diritto a concorrere per il posto di vertice della Radiologia, mentre Anna Pocino, dal 2006 alla Direzione generale dell'Asl come responsabile del Sistema statistico, è stata sollecitata, soprattutto, sulla gara del 118. “Ci fu un diverbio tra Rossi, che si era insediato da qualche giorno, e De Masi, che guidava il Provveditorato. Rossi voleva chiarimenti sulle osservazioni fatte alla gara dai sindacati, non capiva come mai De Masi avesse fatto una relazione nella quale indicava una base d'asta di 14 milioni e una proposta di 12. Non so se lo steso giorno, o quello successivo, De Masi chiese di essere trasferito altrove, fu assegnato al Dipartimento prevenzione. Rossi continuò a comportarsi allo stesso modo anche con i suoi successori, invitandoli ad espletare la gara”.
Nel processo, che proseguirà il 21 novembre, sono imputati Nunzia De Girolamo, Michele Rossi, ex direttore generale dell'Azienda sanitaria, Gelsomino Ventucci e Felice Pisapia, ex direttore sanitario ed amministrativo dell'Asl, Arnaldo Falato, ex responsabile budgeting, Luigi Barone, Giacomo Papa, collaboratori di De Girolamo, il sindaco di Airola Michele Napoletano. Le accuse vanno, a vario titolo, dall'associazione per delinquere, alla concussione (anche tentata) alle minacce e alla turbata libertà degli incanti; dal falso all'abuso d'ufficio (anche tentato) e all'offerta di un'utilità per ottenere il voto elettorale.
Sono impegnati nella difesa gli avvocati Vincenzo Regardi, Claudio Botti (per Pisapia), Roberto Prozzo (per Rossi), Domenico Di Terlizzi e Giandomenico Caiazza (per De Girolamo), Paolo Abbate, Emilio Perugini (per Venttucci), Mario Verrusio (per Falato), Vincenzo Sguera e Gaetano Coccoli (per Barone), Salvatore Verrillo (per Papa), Luigi Supino (per Napoletano).
Per le parti civili gli avvocati Gerardo Orlando (Fatebenefratelli), Natale Polimeni (Sanit), Giovannina Piccoli (per Giovanni De Masi e Antonio Clemente) e Annamaria Ziccardi (Asl).
