"Torture a detenuti" sannita tra agenti penitenziari arrestati

L'indagine di Torino. Domani, a Benevento, l'interrogatorio di un 27enne di S. Angelo a Cupolo

torture a detenuti sannita tra agenti penitenziari arrestati
Benevento.  

C'è anche un sannita tra i sei agenti della polizia penitenziaria arrestati giovedi scorso – sono tutti ai domiciliari - in un'indagine su numerosi e gravi episodi di violenza che sarebbero stati commessi nel carcere di Torino tra l’aprile 2017 e il novembre 2018 ai danni di detenuti per reati sessuali.

Si tratta di un 27enne di Sant'Angelo a Cupolo, che domani mattina comparirà in Tribunale, a Benevento, dinanzi al gip Vincenzo Landolfi, che lo interrogherà su rogatoria del suo collega piemontese. Difeso dall'avvocato Antonio Castiello, il giovane avrà la possibilità di fornire la sua versione sui fatti che gli sono stati contestati. Risalgono a due anni fa, quando, sostengono gli inquirenti, avrebbe dato il via in una occasione all'aggressione che un altro agente avrebbe fatto ad uno degli ospiti della casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.

Tortura, abuso di autorità, violenza e maltrattamenti sono le ipotesi di reato prospettate a vario titolo dal sostituto procuratore  Francesco Pelosi e dal procuratore aggiunto  Enrica Gabetta, titolari di una indagine curata dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, nella quale sono stati chiamati in causa, ma a piede libero, altri appartenenti alla penitenziaria.

Ad innescare l'attività investigativa era stata una segnalazione della garante dei detenuti del Comune di Torino, che era venuta a conoscenza di un episodio durante un colloquio con alcuni detenuti.

Secondo l’accusa, gli agenti avrebbero umiliato e picchiato con calci e pugni i detenuti dopo avere indossato i guanti, in modo da non lasciare tracce. Botte allo stomaco e non alle braccia, dove i lividi sarebbero stati visibili, alle quali si aggiungevano le umiliazioni. Le vittime, sia italiane che straniere, per paura di subire ritorsioni preferivano non farsi medicare.