Ecologia Falzarano e Izzo pelli, inchiesta chiusa: 6 indagati

Coinvolti gli amministratori delle società ed un dipendente Arpac

Benevento.  

Due filoni ma un'unica inchiesta, diretta dal procuratore Flavia Felaco, subentrato alla collega Francesca Saccone, trasferita a Salerno, che ora si è conclusa. Sei le persone presenti nell'avviso di chiusura dell'indagine rimbalzata all'onore delle cronache a marzo, quando i finanzieri di Benevento ed i carabinieri del Noe di Napoli avevano eseguito due sequestri preventivi: uno nei confronti della 'Ecologia Falzarano', che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti in numerosi comuni di Campania, Calabria, Puglia e Basilicata, l'altro a carico della 'Izzo pelli', un'azienda conciaria.

Provvedimenti firmati dal gip Flavio Cusani, su richiesta della Procura guidata da Aldo Policastro. Nell'elenco degli indagati compaiono, per il troncone relativo alla Ecologia Falzarano, Lorenzo Falzarano, 55 anni, Loredana De Simone, 48 anni, di Airola, indicati come gli amministratori di fatto della società, e Vittorio Lana, 57 anni, di San Giorgio a Cremano, rappresentante legale; e, per la Izzo pelli, Carmela Riviezzo, 94 anni, rappresentante legale, l'ex senatore ed assessore regionale Cosimo Izzo, 76 anni, entrambi di Airola, socio di maggioranza e gestore di fatto, per il quale all'epoca era stata anche disposta l'interdizione per tre mesi ad esercitare attività imprenditoriali, industriali e uffici direttivi di società e imprese, e Stefano Napolitano, 56 anni, di Bucciano, dipendente dell'Arpac di Benevento.

Per la Ecologia Falzarano era scattato il sequestro di beni per equivalente, anche all'estero, fino alla concorrenza di 9 milioni di euro, a carico della società e degli amministratori. Nel mirino, presunti reati di carattere fiscale: omesso versamento dell’Iva e delle ritenute Irpef.

Per la Izzo pelli, invece, i sigilli erano stati apposti, con facoltà d'uso, agli impianti di depurazione dell'azienda conciaria, da adeguare entro novanta giorni. Inquinamento ambientale, stoccaggio illecito di rifiuti pericolosi nonché scarico di reflui industriali oltre i limiti consentiti nel fiume Isclero: queste le ipotesi di reato contestate a vario titolo, alle quali si era aggiunta quella di corruzione, prospettata, in concorso, per Izzo e Napolitano.

Quest'ultimo – sostiene l'accusa – avrebbe avvertito Izzo di un controllo programmato da Noe ed Arpac per il 17 aprile del 2018, ottenendo il suo appoggio alle elezioni comunali a Bucciano, dove era in corsa come sindaco. Vicende per le quali la Procura aveva proposto gli arresti, incrociando però il no del Gip e, poi, del Riesame.

Comparso dinanzi al dottore Cusani per l'interrogatorio di garanzia, Izzo non aveva risposto, ma non aveva nascosto la sua amarezza (“In quarant'anni non mi era mai capitata una cosa simile”, aveva detto) e la “fiducia nella giustizia, consapevole che l'azienda ha sempre operato nel rispetto delle leggi e dell'ambiente”.

Ora, come detto, l'inchiesta si è conclusa: gli indagati - sono difesi dagli avvocati Vincenzo Megna, Giuseppe Stellato, Valerio Di Stasio, Guido Furgiuele, Patrizia Scotti ed Elisabetta Carfora - hanno venti giorni a disposizione per chiedere di essere ascoltati o depositare memorie. Esaurita questa fase, il Pm procederà alle eventuali richieste di rinvio a giudizio.