Lui e Spitaletta discussero animatamente, fin quasi a litigare

Processo a Spitaletta per rapina e morte anziano Montesarchio, in aula amico di Valentino Improta

Benevento.  

L'attesa, ora, è tutta per la sentenza, prevista il 10 dicembre dopo la discussione delle parti e la deposizione del medico legale Stefania Bello, che aveva eseguito l'autopsia. Doveva essere in aula oggi, ma per “improrogabili impegni professionali” ha disertato l'appuntamento, Non potrà farlo la prossima volta, dovrà esserci “immancabilmente”, pena l'accompagnamento coattivo.

Ecco perchè, dopo l'acquisizione di una consulenza su telefonino e computer dell'imputato, è stato solo uno il testimone ascoltato questa mattina nel processo, in corso dinanzi alla Corte di assise, a carico di Paolo Spitaletta, 50 anni, di Tocco Caudio, accusato di rapina e omicidio preterintenzionale per il colpo compiuto il 10 aprile del 2018, a Montesarchio, nell'abitazione di due anziani, uno dei quali, Giovanni Parente, 83 anni, era deceduto a distanza di due settimane al Rummo, dove era stato ricoverato dopo essere stato colpito al volto da un pugno, finendo con la testa contro un muro e poi sul pavimento.

Imputazioni che sarebbero state addebitate anche a Valentino Improta, 26 anni, di Montesarchio, che il 4 maggio del 2018 era stato rinvenuto senza vita, ammazzato con due colpi di fucile a canne mozze e carbonizzato, sul monte Taburno, in una Fiat Punto, intestata alla madre, ferma alla località Cepino di Tocco Caudio, nelle vicinanze di un'area pic-nic. Un omicidio per il quale lo stesso Spitaletta e Pierluigi Rotondi, 31 anni, hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato, che sarebbe stato scatenato dalle minacce che Improta avrebbe rivolto a Spitaletta: l'avrebbe chiamato in correità per quella rapina se, nel caso in cui fosse stato arrestato, non avesse ricevuto assistenza economica per sé e la sua famiglia.

Dinanzi ai giudici si è seduto un amico di Valentino che, sollecitato dalle domande del pm Assunta Tillo e dell'avvocato Antonio Leone, difensore dell'imputato, ed invitato dal presidente della Corte, Sergio Pezza ( a latere Maria Di Carlo e i giudici popolari) "a riflettere con attenzione prima di rispondere", per evitare le contestazioni, che pure sono state mosse nei suoi confronti, tra ciò che aveva dichiarato durante le indagini e ciò che stava riferendo, ha ripercorso la sera della rapina.

"Ero a casa Improta, Valentino telefonò alla madre, era rimasto impantanato con l'auto di Spitaletta, una 147, Lui me lo indicò quando io e il padre giungemmo in via Monache, lungo la strada per la montagna, per aiutarli... Subito dopo Spitaletta andò via da solo, mentre io, Valentino e suo padre rientrammo nella loro abitazione. Durante il viaggio, Valentino, che era alla guida, gettò via una felpa, mi sembrò nervoso. Una volta a casa sua, cenammo e uscimmo, dirigendoci al bar. Valentino mi chiese di prestragli 50 euro con la scusa di dover far fare una vista alla fidanzata, glieli diedi. Una volta nel locale, lui impiegò i soldi per pagare la birra a me e ad un'altra persona e per giocare alle macchinette".

E ancora: "Lo accompagnammo da un uomo, noi restammo fuori, poi ci riportò al bar. Ho rivisto Spitaletta quando venne a casa Improta a prendersi una carta del tribunale. Io ed il padre eravamo sul balcone, arrivò con una Smart di colore chiaro. Valentino scese e gli diede quella carta che aveva ricevuto, poi, pur non vedendoli, li sentii discutere animatamente, fino quasi a litigare. Quando Valentino risalì, presnte la sua fidanzata, mi disse che quella carta riguardava la rapina... ".

Un'affermazione che ha determinato la reazione dell'avvocato Leone, che gli ha fatto notare come non fosse mai stato, fino a quel momento, così preciso, parlando genericamente di una carta del tribunale. "L'ho ricordato adesso", la replica. Quella carta è l'avviso di garanzia che la Procura aveva inviato a Valentino per consentirgli la nomina di un consulente in vista dell'autopsia dell'83enne. Di lui si erano perse le tracce dalla sera del 2 maggio; poi, il 4 maggio, il macabro rinvenimento.