"Il Codice rosso non può funzionare, è solo fumo negli occhi"

Convegno all'Università sulle nuove norme contro la violenza di genere

Benevento.  

Il clima di unanimismo (o quasi) respirato fino a quel momento, alimentato da interventi svolti nel segno di un rigore legato ai ruoli ricoperti, è stato spezzato, all'improvviso, dall'avvocato Vincenzo Regardi, consigliere dell'Ordine forense di Benevento. “Siamo davvero sicuri che il Codice rosso sia utile a combattere il fenomeno della violenza di genere, contro le donne?”, si è chiesto retoricamente durante il convegno organizzato questo pomeriggio al Dipartimento Demm dell'Unisannio.

La sua convinzione, infatti, è che non serva, e che si tratti “solo di fumo gettato negli occhi dei cittadini” da una politica che ha abdicato alla responsabilità di aiutare concretamente chi ne ha bisogno. Concetti supportati dall'analisi delle nuove norme, che presentano “lacune non colmabili”. Perchè le vittime “vogliono un intervento immediato, e per quanto la legge imponga di ascoltarle entro tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato, un pubblico ministero dovrà poi raccogliere gli elementi necessari contro chi viene denunciato e convincere della loro bontà il gip, per far sì che adotti una misura cautelare. Ci vuole tempo, e altro ancora ne trascorrerà prima dell'arrivo al dibattimento. Ecco perchè questa legge non può funzionare contro il tema più complessivo della violenza, che va battuto affinchè Dio la smetta di contare le lacrime di tutti, non solo delle donne”.

Un argomento che “spesso ci trova impreparati”, che “presenta implicazioni sempre peggiori”, che deve essere contrastato con la “cultura e l'educazione”, hanno sottolineato nei loro saluti il sindaco Clemente Mastella, il rettore Gerardo Canfora, Sara Furno (presidente) e Angela De Nisco della Consulta delle donne. Rory Zamparelli, consigliere dell'Ordine, ha definito la nuova legge “un'altra piccola vittoria delle donne”, mentre Domenico Russo, presidente della Camera penale di Benevento, che non ha nascosto la necessità di “intervenire su alcuni aspetti della norma”, ha ricordato, citando il Papa, che “ci vogliono interpreti equilibrati e competenti”.

Il questore Luigi Bonagura, dopo aver precisato che "nella nostra provincia i dati non sono particolarmente allarmanti, ha evidenziato di aver firmato “da maggio in poi una decina o poco più di ammonimenti”. Va diffusa – ha insistito - “una cultura diversa tra i giovani, che devono essere sentinelle di legalità ed avere un compito attivo nella società”.

Il sostituto procuratore Maria Colucci ha illustrato le linee guida della legge e le nuove fattispecie di reato introdotte, che “permettono alla parte offesa di prendere consapevolezza dei suoi diritti”.Il diritto – ha aggiunto, riprendendo un noto giurista – "entra sempre più nella famiglia, che non è più un'isola che il mare del diritto deve solo lambire”.

Antonella Marandola, docente di Diritto processuale penale all'Unisannio, ha spiegato che “la cultura che ci circonda non aiuta, abbiamo perso il valore dei rapporti, siamo arrivati a calpestare i valori della nostra esistenza per colpa di una deregulation che, ad un certo punto, è scattata. La legge ci dice che bisogna prendersi cura di chi è in uno stato di difficoltà grave, ma dobbiamo farlo come comunità”. Confronto a più voci, concluso con quelle di Serena Ucci, dottore di ricerca in Diritto penale alla Federico II, e di Giuseppe Vacchiano, docente associato di Medicina legale all'Unisannio.