L'abbrivio non può che essere la definitiva uscita di scena di tre degli undici imputati: Mario Siciliano (avvocati Roberto Prozzo e Luigi Giuliano), 55 anni, Pietro Ciardiello (avvocato Roberto Prozzo), 71 anni, e Angelo Pilla (avvocato Federico Paolucci), 58 anni, di Benevento, nei confronti dei quali è stata dichiarata l'intervenuta prescrizione di due addebiti di corruzione e turbativa d'asta risalenti al 12 marzo del 2012 e relativi ai lavori del nuovo terminal dei bus.
Lo ha fatto questa mattina il Tribunale, accogliendo la richiesta dei difensori, anche per le altre persone coinvolte nella stessa vicenda: Angelo Mancini (avvocato Vincenzo Regardi), 49 anni, di Benevento, ex coordinatore dei progetti del Piu Europa, Angelo Collarile (avvocato Antonella Tornusciolo), 47 anni, Fioravante Carapella (avvocato Nunzio Gagliotti), 57 anni, Giuseppe Pancione (avvocati Dario Vannetiello e Raffaele Scarinzi), 59 anni, di San Martino Valle Caudina, per i quali, dovendo rispondere di altre accuse, proseguirà invece il processo nato dall'inchiesta, diretta dal procuratore aggiunto Giovani Conzo e dal sostituto Nicoletta Giammarino, e condotta dai carabinieri, su alcune gare d'appalto del Comune di Benevento che sarebbero state pilotate in cambio di presunte tangenti.
Un processo - proseguirà il 25 febbraio - sulla cui economia non sembra aver particolarmente inciso l'esito dell'udienza di questa mattina, scandita dalla nuova comparsa in aula di Giustino Tranfa (avvocato Marcello D'Auria), che, ascoltato stavolta come indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere; e dalle escussioni dell'ingegnere Francesco Saviano, consulente del Pm, che ha ribadito la regolarità delle gare, e di un investigatore dell'Arma, che ha ricordato come il là all'attività l'avessero dato alcuni indizi emersi dalle intercettazioni disposte in un'indagine per usura ed estorsione sfociata in alcuni arresti nell'aprile 2015, e per questo inutilizzabili nel giudizio in corso.
Stretto nel perimetro dell'impossibilità di riferire sulle conversazioni captate e sulle testimonianze raccolte, il militare ha ripercorso il lavoro svolto rispondendo alle domande del pm Assunta Tillo, degli avvocati Paola Porcelli (per il Comune, parte civile) Regardi, Prozzo (per Carmine Iannella, 54 anni, di Torrecuso), Vincenzo Fiume (assiste, con il collega Antonello Aucelli, Antonio D'Addona, 55 anni, di Montecalvo Irpino), Alessio Lazazzera (per Guido Mastantuono, 53 anni, di Montecalvo Irpino) e Dario Vannetiello (con Teodoro Repucci per Pellegrino Parrella, 57 anni, di Roccabascerana).
Mirino centrato dai legali sull'assenza di riscontri alle ipotesi avanzate, ai servizi di osservazione eseguiti. Attenzione puntata, in particolare, sulla perquisizione del 2 maggio 2015, “durata venti minuti”, che aveva consentito di rinvenire nella villa di Collarile una busta con una microcamera, un endoscopio, un registratore e alcuni taglierini.
E' l'endoscopio che, secondo la Procura, sarebbe stato infilato nelle buste, senza aprirle, per spiare le offerte delle ditte partecipanti. Collarile aveva sostenuto il 15 maggio di averlo ricevuto da Mancini, che lo avrebbe adoperato. Incalzato dal difensore, il teste non è però stato in grado di indicare sulla base di quali elementi la paternità di quell'apparecchio fosse stata attribuita allo stesso Mancini.
Ecco perchè l'impressione è che, alla fine, resteranno solo le dichiarazioni accusatorie, nei loro confronti e degli altri, di Carapella e Collarile: il primo non si sottoporrà all'esame, l'altro potrebbe avvalersi della facoltà di restarsene in silenzio. A quel punto, le dichiarazioni rese potranno essere usate solo contro di loro, non nei confronti degli altri.
