Si sono tutte avvalse della facoltà di non rispondere le cinque persone finite agli arresti domiciliari nell'inchiesta del sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro e della guardia di finanza su una presunta truffa in materia di indennità di disoccupazione.
Dinanzi al gip Gelsomina Palmieri, che ha firmato il provvedimento restrittivo, hanno sfilato, restando a bocca chiusa durante gli interogatori di garanzia, Cosimo Tiso, 52 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Gaetano De Franco, 44 anni, Raffaele Bozzi, 56 anni, di Benevento – sono difesi dall'avvocato Ettore Marcarelli -, Gabriella Musco (avvocato Federico Paolucci), 44 anni, di Benevento, e Arturo Russo (avvocato Grazia Sparandeo), 58 anni, di San Nicola Manfredi.
Domani sarà invece la volta dei cinque indagati – 110 il numero complessivo – per i quali è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, due volte al giorno: Piergiuseppe Bordi, 41 anni, Maria Rosaria Canu, 48 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, Pasqualino Pastore, 54 anni, di Benevento, Tullio Mucci, 48 anni, di Benevento, e Maurizio Marro, 57 anni, di Benevento, assistiti dagli avvocati Antonio Leone, Ettore Marcarelli, Mario Villani e Antonella Tornusciolo.
Come più volte ricordato, le ipotesi di reato a vario titolo vanno dall'associazione per delinquere - Tiso ne è ritenuto il promotore - alla truffa aggravata ai danni dello Stato, ai reati tributari, al riciclaggio e all'autoriciclaggio.
Gli inquirenti ritengono di aver ricostruito un reticolo di società, definite cartiere, che sarebbero servite da un lato per utilizzare ed emettere fatture per operazioni inesistenti e, dall'altro, adoperate per l'assunzione fittizia di personale, per consentire la percezione indebita di indennità di disoccupazione in seguito al licenziamento. Indennità “accreditate sui conti correnti accesi dai beneficiari e versate in tutto o in parte ai vertici” della presunta associazione.
