Politica e clan Sparandeo, perchè la canea solo adesso?

Si tratta di un capitolo non nuovo

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Benevento.  

La domanda – avrebbe detto Antonio Lubrano di Mi Manda Rai Tre – sorge spontanea: perchè solo adesso si è scatenata la canea sulle intercettazioni relative ai presunti rapporti tra il clan Sparandeo ed alcuni esponenti politici? Già, perchè?

Il contenuto ed il senso di quelle conversazioni era infatti già rimbalzato all'attenzione dell'opinione pubblica pochi mesi dopo le elezioni amministrative a Benevento. Era luglio 2016 quando Ottopagine, in beata solitudine, aveva raccontato le perquisizioni disposte dalla Procura di Roma nei confronti del dottore Giovanni Russo, neo consigliere comunale di Forza Italia, e del sostituto procuratore Giacomo Iannella.

Per entrambi l'ipotesi di reato di corruzione in atti giudiziari, prospettata in relazione alla presunta esistenza di un accordo per interferire con l'attività giudiziaria, relativamente ad alcuni procedimenti, a carico di altri, pendenti presso il Tribunale di Benevento.

Un'indagine poi archiviata dal Gip, su richiesta della Procura capitolina, perchè non supportata da elementi concreti, indicativi e sufficienti, che rappresentava un troncone, spedito a Roma per competenza, di una inchiesta del sostituto procuratore Assunta Tillo. Centrata – scrivevamo all'epoca – “su una ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, addebitata a Russo e ad altri per il contenuto di alcune conversazioni intercettate dagli investigatori della terza sezione della Mobile. Colloqui con alcuni familiari degli Sparandeo, ai quali Russo avrebbe espresso il disappunto per il mancato sostegno, nonostante la sua disponibilità nei loro confronti, alle ultime amministrative di Benevento”.

Intercettazioni poi confluite, evidentemente, nel fascicolo della Dda sul clan Sparandeo che lo scorso 14 gennaio ha portato all'arresto di nove persone – per una decima il divieto di dimora- , colpite da una ordinanza nella quale vengono riportate quelle chiacchierate “che avrebbero fatto emergere fatti per i quali non sono state formulate delle specifiche contestazioni di reato” (nessun indagato ndr), ma che il Gip ritiene “rilevanti” perchè dimostrerebbero il presunto “tentativo di inquinare il voto” da parte di Corrado Sparandeo, 63 anni, indicato come presidente di un comitato elettorale di sostegno alla lista Alleanza riformista.

Promesse di voti, dunque, con riflessi bipartisan. Così come sarebbe avvenuto, a leggere le intercettazioni dell'inchiesta Tabula rasa, anche in occasione dell'appuntamento con le urne del 2011.

Insomma, il tema scivoloso delle relazioni tra gli Sparandeo ed il mondo della politica, perennemente a caccia di consenso, non è certo una novità, e si accompagna a quello del possibile condizionamento del voto. Un rischio che potrebbe essere scongiurato – come hanno sottolineato più giuristi – procedendo allo scrutinio delle schede non in ogni sezione ma in una sede centrale, così da impedire la conta dei singoli voti espressi nei vari quartieri.