Sarebbe addirittura arrivato ad impedirle di mungere le vacche, con l'obiettivo di “affermare l'esclusiva proprietà dell'attività produttiva”. E' una delle condotte costate il rinvio a giudizio ad un 53enne di un centro della Valfortore, accusato di maltrattamenti ai danni della moglie, dalla quale si è poi separato.
La vicenda è approdata questa mattina dinanzi al gup Vincenzo Landolfi, che ha deciso, così come chiesto dalla Procura, la fissazione del processo – si parte il 2 novembre- a carico dell'uomo, difeso dall'avvocato Franco Errico: esito di una indagine avviata dai carabinieri dopo la denuncia presentata nel settembre del 2018 dalla donna – parte civile con l'avvocato Fabio Russo- che aveva raccontato ciò che sarebbe stata costretta a subire.
Lui avrebbe assunto nei suoi confronti comportamenti violenti “in modo abituale”: l'avrebbe percossa e schiaffeggiata, l'avrebbe afferrata per i capelli e le avrebbe lanciato contro qualsiasi cosa gli capitasse a tiro in quei momenti. Non è finita: l'avrebbe colpita con pugni alla testa e l'avrebbe picchiata anche con un bastone. Un repertorio, quello contestato dagli inquirenti, 'arricchito' anche dalla scelta di estromettere la coniuge dal lavoro in un allevamento- caseificio: roba sua e basta.
