Annullati i sequestri dei dehors di cinque degli otto tra locali e bar tra il Corso Garibaldi, via Perasso e via Odofredo, peraltro chiusi da due mesi per l'emergenza sanitaria, ai quali erano stati apposti i sigilli lo scorso 5 maggio.
Il tribunale del riesame (presidente Rotili, a latere Telaro e Monaco) ha accolto i ricorsi presentati dagli avvocati Sergio Rando (Bar Massimo), Marcello D'Auria e Mario Verrusio (Bar Le Trou), Gianmarco Bosco (Bar Chiostro), Alberto Mignone (Pizzeria Romana) e Nazzareno Lanni (per il Caffè del Corso, di cui il suo assistito non è però titolare da oltre un anno).
Questa mattina la discussione – in aula il sostituto procuratore Assunta Tillo -, nel corso della quale è stato anche fatto notare, tra i diversi argomenti offerti, come il recente 'Decreto rilancio' abbia stabilito che fino al 31 ottobre la posa in opera di strutture amovibili non è subordinata alle autorizzazioni (per beni culturali, paesaggistica).
I dissequestri si aggiungono ai due già disposti martedì scorso per 'Quintessenza' e bar 'La buca': come si ricorderà, erano stati eseguiti dai carabinieri sulla scorta di un provvedimento del gip Vincenzo Landolfi, che l'aveva adottato sul presupposto della necessità di un'autorizzazione della Soprintendenza perchè anche il suolo pubblico nel centro storico costituisce un bene culturale. Si tratta di una questione che va avanti da un pezzo, nella quale si inseriscono i primi sequestri operati nel febbraio del 2019, e poi annullati, e le richieste di via libera avanzate dai commercianti al Comune, alcuni ancora in attesa di una risposta.
