Hanno rinunciato al riesame, al quale avevano fatto ricorso. E' la scelta operata dalla Gesesa e dalla Tecnobios, con i rispettivi amministratori – sono difesi dagli avvocati Andrea De Sanctis, Angelo Leone, Grazia Luongo, Bruno Botti- , rispetto ai sequestri operati lo scorso 15 maggio dai carabinieri del Noe , su ordine del gip Loredana Camerlengo, nell'inchiesta, diretta dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Assunta Tillo, sull'inquinamento dei fiumi.
Nel mirino degli inquirenti, come si ricorderà, non solo dodici impianti di depurazione tra Benevento – Ponte delle Tavole, Capodimonte e Pontecorvo – Telese Terme (2), Frasso Telesino, Melizzano, Forchia, Castelpoto, Morcone, Ponte e Sant'Agata dei Goti – ma anche pc e documenti di alcuni dei trentatre indagati. Si tratta di sindaci (o ex primi cittadini), dirigenti e tecnici comunali, amministratori, dirigenti e dipendenti della Gesesa, titolari e operai di società, titolari e addetti di laboratori di analisi, come la Tecnobios, e tecnici Arpac.
Questa mattina l'udienza dinanzi al Tribunale (presidente Pezza, a latere Rotili e Polito), nel corso della quale anche gli avvocati Luigi Romano ed Ettore Marcarelli hanno rinunciato al vaglio dell'istanza presentata nell'interesse di Michele Mazzarelli, 60 anni, di Faicchio, titolare di una ditta di espurgo.
Opposta, invece, la linea dell'avvocato Domenico Russo, la cui discussione ha riguardato il provvedimento che ha colpito l'ingegnere della Gesesa Giovanni Tretola, 45 anni, di Sant'Angelo a Cupolo, al quale erano stati portati via pc e pen drive. Il suo ricorso è stato però respinto.
Inquinamento ambientale, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata, gestione illecita di rifiuti, scarichi di acque reflue senza autorizzazione, abuso d’ufficio e falsità ideologico: queste le ipotesi di reato contestate a vario titolo in un'attività investigativa supportata da intercettazioni telefoniche e da una consulenza tecnica affidata dalla Procura al dottore Auriemma. Attenzione puntata sulla gestione operativa degli impianti, sugli esami effettuati sui campioni delle acque di scarico, ritenuti solo “documentalmente conformi” ai parametri di legge”. Una situazione che avrebbe provocato il peggioramento dello stato di salute dei corsi d'acqua.
