Il suo cuore ha smesso di battere nel cuore della notte ad Avellino, dove abitava da quando, quattro anni fa, aveva perso la compagna di una vita. Aveva 86 anni il giudice Donato Del Mese, era molto conosciuto e stimato.
Magistrato d'altri tempi, con una professionalità forgiata dal rigore e dalla competenza – doti abbinate ad un notevole equilibrio - , aveva iniziato a Caltanissetta, presso la Procura, prima dell'arrivo a Benevento. Originario di Santa Maria Capua Vetere, il dottore Del Mese era stato per anni giudice istruttore nel capoluogo sannita: un'esperienza seguita dall'approdo presso il Tribunale di Campobasso, come presidente della Sezione penale.
Un ruolo che lo aveva visto impegnato nella celebrazione di un processo al boss Raffaele Cutolo, appena trasferito all'Asinara dal carcere di Ascoli, dove si diceva godesse di una serie di favori, accusato di essere il mandante dell'omicidio di un consigliere regionale molisano. Erano gli anni '80, quelli del caso Tortora, della guerra tra clan camorristici. Una faida insanguinata della quale aveva fatto le spese anche Del Mese, destinatario di minacce di morte per le quali era rimasto sotto scorta per un anno e mezzo, con la sua abitazione in città costantemente presidiata e vigilata.
Volevano farlo saltare in aria, lui aveva tirato dritto ed aveva ultimato il processo con una serie di condanne. Infine l'incarico alla Corte di appello. Una lunga carriera in magistratura, poi nel 1993 la candidatura come sindaco alle elezioni comunali di Benevento, a capo di una alleanza formata da Dc, Psi, Pri, Pli e Psdi, che avevano sancito la vittoria di Pasquale Viespoli.
Il dottore Del Mese lascia due figli, entrambi avvocati: Antonio, che lavora all'Autorità portuale del mar Tirreno centrale, con competenza su Napoli e Salerno, ed Ubaldo, libero professionista ad Avellino. Domani mattina alle 11, nella chiesa di Santa Maria Costantinopoli, i suoi funerali.
