Da undici mesi – la sua elezione risale al 15 luglio del 2019 – l'avvocato Domenico Russo è il presidente della Camera penale di Benevento ed Ariano Irpino. Quella che segue è una intervista che non può non partire da una valutazione sullo svolgimento dell’attività giudiziaria nel settore penale alla luce dell'emergenza sanitaria che ha colpito il Paese.
“Voglio premettere che il dramma più grande di questa emergenza è ovviamente rappresentato dal tragico destino che è toccato a decine di migliaia di italiani ed a centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. A tutti loro e alle loro famiglie va il mio pensiero. Ritengo questa premessa doverosa, in quanto essere adesso usciti dal momento più buio non può che costituire un risultato positivo per tutti noi del quale dover essere naturalmente contenti. Ciò detto, passiamo a parlare dell’impatto devastante che la pandemia ha avuto anche sul settore giustizia e sul processo penale in particolare. Questioni che ovviamente vengono dopo la vita e la salute dei Cittadini ma che sono determinati per il corretto funzionamento dell’impianto democratico di uno Stato di Diritto.
Il processo penale, momento delicato e cruciale della vita di una collettività, non poteva restare impermeabile a questa gravissima emergenza sanitaria planetaria. Il lockdown generale ha di fatto determinato, con poche e regolamentate eccezioni, il quasi totale azzeramento della celebrazione dei processi. A seguire vi è stata la cosiddetta fase 2 dove la ripresa delle attività giurisdizionali è stata di fatto demandata alla capacità organizzativa e alla sensibilità dei capi dei singoli uffici giudiziari, con la conseguenza che il meccanismo complessivo di riattivazione, privo del necessario coordinamento, è risultato confuso, puntando in alcuni casi su impostazioni improntate al minor sacrificio di tempi e risorse nella prospettiva di una effettiva ripresa, e in altri su scelte orientate più da eccessiva cautela. L’Unione delle Camere Penali Italiane ha partecipato al tavolo convocato presso il Ministero della giustizia per l’analisi del funzionamento degli Uffici giudiziari durante la fase di emergenza, presentando i dati raccolti dall’Osservatorio Acquisizione Dati Giudiziari ed esaminati con i Presidenti delle Camere penali dei Distretti, nel corso di numerose riunioni in videoconferenza. La babele dei provvedimenti dei capi degli Uffici giudiziari, a loro volta in comprensibile difficoltà, ha inevitabilmente determinato un’emergenza nell’emergenza. In molte sedi è drasticamente ridotto il numero di udienze, in altre è modestissimo il numero delle cause poste in trattazione. Gli orari di cancelleria sono sostanzialmente dimezzati e gli accessi consentiti non tutti i giorni, con sistemi di prenotazione via mail che non sempre funzionano. In tal senso l’attività dell’Unione delle Camere Penali Italiane e dell’Osservatorio sta continuando: proprio ieri sera, come Camera penale di Benevento, abbiamo trasmesso la seconda relazione sull’acquisizione dei dati riferiti alla trattazione delle udienze penali nell’ambito del nostro Tribunale fino al 12 giugno. L’intento è quello di portare avanti proposte motivate per una completa ripresa dell’attività giudiziaria. Mi consenta di approfittare per ringraziare tutti i componenti della Giunta della Camera Penale di Benevento per il costante impegno profuso anche in questo duro periodo di emergenza”.
Le novità sono in arrivo
“Effettivamente, negli ultimissimi giorni, grazie all’evidente e tanto atteso miglioramento delle condizioni epidemiologiche, tutto ciò che ho appena finito di illustrare potrebbe essere superato. La Commissione Giustizia del Senato della Repubblica ha approvato la sera di martedì 9 giugno un emendamento al decreto legge Giustizia sul quale il Governo ha dato parere positivo: provvedimento che anticiperebbe di un mese la fine della Fase 2, spostandola dal 31 luglio al 30 giugno, stabilendo quindi la completa riapertura dei Tribunali a decorrere dal primo luglio. Questo sarebbe l’auspicio mio personale e degli avvocati penalisti, ma temo che più di qualche problema potrebbe presentarsi. Ribadisco che l’iniziativa intrapresa è assolutamente condivisibile, ma la “politica” dovrà lavorare in modo competente, intenso e rapido per addivenire ad una soluzione di tutti i problemi in campo. Proprio quest’ultima constatazione, purtroppo, mi induce un poco di pessimismo. Se l’emendamento venisse approvato potrebbe sorgere ad esempio un problema di coordinamento rispetto a quanto già deciso con la legge di conversione del decreto “Liquidità”, che ricordiamo dispone che tutte le udienze calendarizzate dal 12 maggio al 31 luglio dovranno svolgersi con modalità tali da assicurare il rispetto dei principi di sicurezza sanitaria per contenere gli effetti della pandemia. Ed ancora, sarebbe indispensabile individuare con grande rapidità una soluzione tesa a riequilibrare il rapporto tra lavoro in presenza e lavoro da remoto del personale amministrativo del settore giustizia, che miri a garantire la regolare celebrazione delle udienze in condizioni di sicurezza già a partire dal primo luglio. Senza risolvere in modo chiaro quest’ultimo aspetto, a mio avviso si tratterebbe solo di fumo negli occhi che molto probabilmente creerebbe ancora maggiori disagi di quelli che potrebbero esserci seguendo l’attività già programmata che, tra tante difficoltà, è stata messa in piedi e che si sta implementando, anche grazie alle continue sollecitazioni in tal senso delle Camere Penali e dell’Avvocatura in generale”.
Dal complessivo al particolare, alla situazione del Tribunale di Benevento
“Con riferimento al nostro Foro, ho innanzitutto il dovere di affermare che tutte le componenti hanno cercato di collaborare, tra tante pressioni e difficoltà, con grande lucidità e reciproca comprensione e disponibilità. Come Presidente della Camera penale ho avuto modo di dialogare e di confrontarmi costantemente con il Presidente della Sezione penale a cui devo dare atto di una non comune disponibilità al dialogo e al confronto: nel periodo di emergenza non sono esistiti giorni di festa ed orari per nessuno. Anche con l’Ordine degli Avvocati c’è stato un continuo confronto e una costante collaborazione. Stessa cosa vale per la Procura della Repubblica. Il Presidente f.f. del Tribunale, d’intesa con il Procuratore della Repubblica, è riuscito a giungere alla elaborazione e alla attuazione di un accurato Piano di Sicurezza che abbiamo molto apprezzato. L’aspetto negativo che più è emerso in questo ultimo periodo è stato costituito dall’impossibilità di fare di più a causa della mancanza della presenza fisica della totalità del personale amministrativo, a cui comunque va la nostra gratitudine per il lavoro svolto. Ad avviso di noi avvocati penalisti si sarebbe potuta probabilmente praticare ancora maggiore attività. E proprio in tal senso, con nostra soddisfazione, è indirizzato l’ultimo Decreto emesso nella giornata di venerdì 12 giungo che prevede un deciso ampliamento della trattazione delle attività nell’ambito del Settore penale all’interno del Tribunale di Benevento. Chiaramente, adesso siamo tutti in attesa di comprendere cosa accadrà a livello nazionale, perché se dovesse concludersi positivamente l’iter di approvazione del provvedimento di cui abbiamo parlato all’inizio, anche il Decreto appena emesso dal Tribunale di Benevento sarebbe superato e potrebbero porsi, a mio avviso, nuove questioni, come ad esempio la compatibilità di una completa riapertura con il Piano di sicurezza vigente. Questa situazione ha creato uno stallo nell’attività di confronto che era costantemente in corso. Ad esempio, nel pomeriggio di giovedì 11 giugno, come Presidenti delle Camere Penali del Distretto di Corte di Appello di Napoli abbiamo avuto un incontro in video conferenza, con il Presidente della Corte di Appello di Napoli e con il Procuratore Generale presso la corte di Appello, a cui hanno partecipato anche i Presidenti dei Consigli degli Ordini degli Avvocati. Il nostro intento sarebbe stato proprio quello di sollecitare l’adozione di pratiche virtuose e di cercare di uniformare, per quanto possibile considerate le diverse dimensioni e peculiarità, le diverse regolamentazioni nell’ambito dei Tribunali del Distretto. Anche in questo caso però tutto è rimasto in standby in attesa della conferma dell’approvazione del provvedimento nazionale. Il problema comune più evidente che è emerso anche in questo caso è stato quello dell’assenza del personale amministrativo al fine di una gestione più virtuosa degli uffici. Con un pizzico di orgoglio, possiamo però dire che la Corte di Appello di Napoli, dai dati forniti dal Presidente, sembra che sia stata la più virtuosa di Italia per numero di udienze celebrate”.
Sul fronte del processo penale esistono ulteriori elementi di novità?
"Altra novità è costituita da un primo passo verso l’informatizzazione del processo penale. Cosa ben diversa dal processo da remoto e alla quale noi Avvocati penalisti siamo ben favorevoli e che anzi sollecitiamo da tempo. E’ stato infatti pubblicato il decreto ministeriale che permette il deposito telematico di memorie e istanze delle difese presso il pubblico ministero che abbia concluso le indagini preliminari. Il primo ufficio d’Italia a chiedere l’attivazione è stata la Procura di Napoli. Seguiranno certamente tutti le altre Procure, tra cui la nostra, sempre molto attenta a queste tematiche. Il deposito telematico degli atti, che al momento è facoltativo, avrà valore legale a partire dal 25 giugno. Altra novità in arrivo è costituita dalla legge Orlando sulle intercettazioni”.
C'è un caso che sta tenendo banco in questi giorni, è quello del carcere di Santa Maria Capua Vetere
“Come Unione delle Camere Penali Italiane e come Camera Penale di Benevento, come noto, abbiamo tra le nostre priorità il tema delle carceri. La nostra Camera Penale ha un costante e costruttivo rapporto di collaborazione con il carcere di Benevento. Sulle nostre attività in tal senso cerchiamo sempre di fornire adeguata informazione. Con riguardo ai fatti di Santa Maria Capua Vetere, evitando ovviamente di entrare nel merito della vicenda giudiziaria e della ulteriore rivolta odierna, che sembra appena rientrata, auspicherei maggiore serenità ed equilibrio da parte di tutti che tutti i soggetti coinvolti. Il livello di tensione si sta elevando troppo. Il nostro Paese è molto provato, i cittadini sono provati e tutti avremmo bisogno di maggiore fiducia nelle Istituzioni. Ritengo deprecabile che si sparino giudizi lapidari in un senso o nell’altro. Il fatto poi che ad offrire questi giudizi non siano solo i cosiddetti “leoni da tastiera” ma importanti rappresentanti delle istituzioni rende la situazione molto grave. Quale fiducia possono avere i Cittadini in uno Stato di Diritto criticato nei propri pilastri fondanti proprio dai soggetti che di quello Stato dovrebbero essere i rappresentanti?! Nel caso in questione meritano rispetto i magistrati che stanno svolgendo le indagini, meritano rispetto i carabinieri che svolgono il proprio ruolo, meritano rispetto gli agenti di Polizia penitenziaria che svolgono un lavoro durissimo e di fondamentale importanza per la nostra comunità e ai quali va tutta la nostra gratitudine. Ma vedete, meritano rispetto anche i detenuti. I detenuti sono cittadini che stanno scontando i propri errori con la privazione della libertà, e spesso sono ancora in attesa di giudizio. Ed allora se è accaduto qualcosa, se qualcuno ha sporto delle denunce circostanziate, perché meravigliarsi se in uno Stato di Diritto la Procura della Repubblica competente cerca di verificare con la dovuta attenzione la veridicità o meno di tali gravi denunce. Perché scandalizzarsi per questo?! Sarebbe stato assurdo il contrario. La mia solidarietà a tutta la stragrande maggioranza di agenti di polizia penitenziaria onesti che svolgono con grande abnegazione il loro duro compito ogni giorno. La stessa solidarietà va però anche ai detenuti che dopo avere sbagliato stanno scontando la propria pena, con correttezza e dignità, e se eventualmente vittime di azioni violente hanno diritto alla medesima tutela dello Stato prevista per tutti i Cittadini. Quindi, per concludere, ritengo ovviamente giusto che la Magistratura verifichi con grande accuratezza i fatti in questione e tragga le giuste conseguenze. Se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare. Se, per ipotesi, i detenuti avranno mosso accuse false dovranno pagare. Ma se qualcuno degli agenti ha sbagliato è altrettanto giusto che paghi. Qualcuno crede che nelle Forze dell’Ordine ci siano solo ed esclusivamente persone oneste che non sbagliano mai e che non commettono mai reati?! La storia non ci insegna questo! Sono uomini ed in quanto tali possono sbagliare. Sicuramente saranno una percentuale minima, rispetto alla stragrande maggioranza di servitori dello Stato a cui va tutta la mia profonda stima e sincera gratitudine, ma ci sono. E quando a commettere reati sono appartenenti alle Forze dell’Ordine si dovrebbe essere solo orgogliosi che in uno Stato di diritto gli Organi competenti si attivino subito per effettuare accurate e serie verifiche e per procedere di conseguenza. Pertanto, che nessuno si scandalizzi: questa è la democrazia”.
Ritornerà di attualità, secondo lei, il tema della separazione delle carriere?
"Dopo la pubblicazione delle prime intercettazioni relative alle indagini della Procura di Perugia, l’Unione delle Camere Penali Italiane segnalò subito quanto fosse illusorio pensare di liquidare ciò che già andava con chiarezza emergendo, come un isolato episodio di malcostume di qualche singolo magistrato. A nostro avviso, occorrerebbe separare le carriere tra magistrati della Pubblica Accusa e Giudici, prevedendo due separati C.S.M., per restituire alla Magistratura Giudicante la decisiva autonomia ed indipendenza. Occorrerebbe poi, da subito, abrogare norme e vietare prassi che consentono il distacco di Magistrati presso i Ministeri, ed in primo luogo presso il Ministero di Giustizia, un unicum che non ha eguali negli altri Paesi, e che sovverte il principio cardinale di ogni democrazia politica, vale a dire il principio della separazione dei poteri. A tal proposito mi consenta di citare Piero Calamandrei: “quando per la porta della magistratura entra la politica, la giustizia esce dalla finestra”. Ed allora, si riparta dal disegno di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati, promosso dall’Unione Camere Penali italiane e sottoscritto da oltre settantamila cittadini italiani, che a tutt’oggi pende ancora in Commissione Affari Costituzionali. Una concreta possibilità di riscatto per la credibilità della magistratura e della giurisdizione, in nome della separazione dei poteri e dei valori dell’indipendenza e dell’autonomia".
