Protesi ortopediche al Fatebenefratelli, ancora perquisizioni

Hanno riguardato due dei tre indagati. Sono soci di un'agenzia che rappresenta una multinazionale

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Benevento.  

Ancora perquisizioni nell'inchiesta del sostituto procuratore Assunta Tillo e della guardia di finanza sulle protesi al Fatebenefratelli. Le ulteriori 'visite' delle fiamme gialle hanno riguardato Giuseppe Pavone, 58 anni, di Benevento, e Giosuè Scognamiglio, 64 anni, di Napoli, soci di un'agenzia, con base nel capoluogo partenopeo, che ha il mandato di di rappresentare una multinazionale che produce supporti ortopedici.

Difesi, rispettivamente, dagli avvocati Vincenzo Regardi e Aldo Settembrini, Gianluca Giordano e Mimmo Napolitano, Pavone e Scognamiglio avevano subito già una perquisizione nell'ottobre dello scorso, conclusa con il sequestro di documenti, computer e telefonini. Un provvedimento che a distanza di venti giorni era però stato annullato dal Riesame, al quale aveva fatto seguito un ulteriore sequestro del Pm.

In quella occasione i militari avevano anche fatto tappa presso il Fatebenefratelli, portando via una serie di cartelle cliniche. Tra le persone chiamate in causa anche il primario di Ortopedia, Antonio Piscopo (avvocato Francesco Cesario), tirato in ballo da una indagine che ha prospettato, a vario titolo, le ipotesi di reato di truffa, corruzione e riciclaggio.

Nel mirino degli inquirenti, l'acquisto delle protesi che vengono utilizzate nei pazienti che ne hanno bisogno. Protesi che in alcuni casi vengono definite "non necessarie".

Agli atti una serie di conversazioni, peraltro inviate anche all'Anac (Agenzia nazionale anticorruzione), il cui contenuto è stato registrato da qualcuno. Non si tratta di intercettazioni ordinate dalla magistratura ma della riproduzione dei discorsi intercorsi nell'ambulatorio medico – dell'ospedale, di quello privato del professionista o di entrambi? -tra Piscopo, alcuni pazienti e personale del Fatebenefratelli, che nel frattempo si è costituito parte offesa con l'avvocato Gerardo Orlando.

Una ventina le registrazioni trascritte, con dialoghi ai quali partecipano Piscopo, Pavone in un paio di occasioni ma, a quanto pare, non Scognamiglio. La Procura le ritiene utilizzabili perchè sarebbero state operate da uno dei presenti alle chiacchierate – come è accaduto, nell'inchiesta sull'Asl, per Pisapia-, ma il Riesame, in linea con le argomentazioni difensive, ha ritenuto di no, per l'assenza di prove sull'autore, non identificato.

Al di là di tutto, resta da capire, dunque, chi abbia schiacciato il pulsante 'record' ed impresso su un supporto le frasi finite nel mirino degli inquirenti. Le ipotesi si sprecano, la maggior parte è indirizzata verso gli interni all'ospedale Fatebenefratelli.