Blitz antidroga Dda, in appello ridotte le pene per 6 imputati

Avevano scelto il rito abbreviato

blitz antidroga dda in appello ridotte le pene per 6 imputati
Benevento.  

Ridotte in appello le condanne stabilite il 6 giugno del 2019 dal gup del Tribunale di Napoli, Fabrizio Provvisier, per sei delle tredici persone che avevano scelto il rito abbbreviato dopo essere state tirate in ballo dal blitz antidroga della Dda e della Squadra mobile di Benevento rimbalzato all'onore delle cronache il 20 luglio del 2018, quando era stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare.

Queste, in particolare, le nuove pene (tra parentesi quelle iniziali): 16 anni (20 anni) a Nicola Fallarino (avvocati Vincenzo Sguera e Domenico Dello Iacono), 36 anni; 11 anni (16 anni) a Giuseppe Fallarino (avvocato Francesco Buonaiuto), 26 anni; 8 anni (12 anni) ad Emanuele Tesauro (avvocato Antonio Leone), 30 anni; 8 anni (11 anni e 4 mesi, oltre, in continuazione, ad un'altra condanna ad 8 anni) a Roberto Ferrara (avvocato Angelo Leone), 48 anni, tutti di Benevento: 4 anni (6 anni) ad Aldo Pugliese (avvocato Valeria Verrusio), 28 anni; 4 anni (6 anni) a Matteo Ventura (avvocato Marianna Febbraio), 25 anni, di Ceppaloni.

Il 9 luglio, invece, arriverà la sentenza del Tribunale di Benevento per i tredici imputati che hanno optato per il rito ordinario, per i quali l'accusa ha proposto condanne da 11 a 20 anni.

Come è ampiamente noto, l'attenzione degli inquirenti è stata puntata sull'attività di una presunta associazione per delinquere che si sarebbe occupata dell'approvvigionamento della droga -cocaina, crack, eroina, marijuana ed hashish- tra Villa Literno, Giugliano, Castelvolturno e Napoli, e della sua vendita nel capoluogo sannita.

L'inchiesta, partita nell'ottobre del 2013, dopo l'incendio al rione Libertà della Mercedes di un personaggio noto alle forze dell'ordine - un rogo ricondotto alla lotta in corso per il controllo del traffico e dello spaccio della roba'- riguarda fatti inclusi in un arco temporale che va dal novembre del 2013 al gennaio 2015. Quindici mesi di lavoro investigativo intervallato da arresti e sequestri di roba, supportato da intercettazioni ambientali e telefoniche che avrebbero consentito di disegnare vertici e compiti di una associazione di cui Nicola Fallarino è ritenuto promotore-organizzatore.