Concorsi: patologia grave, ma De Matteo può stare in carcere

Le conclusioni del perito Candelmo, incaricato dal gip Landolfi

concorsi patologia grave ma de matteo puo stare in carcere
Benevento.  

Nessun dubbio sulla gravità della patologia cardiovascolare che affligge l'indagato, ma ritiene che possa essere adeguatamente monitorata dal servizio sanitario del carcere. Sono queste le conclusioni alle quali è giunto il dottore Fiore Candelmo, cardiologo dell'ospedale Moscati di Avellino, al quale il gip Vincenzo Landolfi aveva affidato l'incarico di accertare la compatibilità tra la detenzione nella casa circondariale di contrada Capodimonte e le condizioni di salute di Antonio De Matteo, 68 anni, di Benevento, il funzionario dei vigili del fuoco, in pensione, arrestato il 12 giugno, al pari di altre quattro persone, nell'inchiesta del sostituto procuratore Francesco Sansobrino e della guardia di finanza sui concorsi per le forze dell'ordine.

Le valutazioni del perito sono state illustrate oggi pomeriggio in un'udienza da remoto nel corso della quale l'avvocato Antonio Leone, difensore di De Matteo, ha avanzato una serie di domande al professionista, anche alla luce delle argomentazioni, di segno opposto a quelle di Candelmo, del suo consulente, il medico legale Emilio D'Oro, secondo il quale, se la patologia di cui soffre De Matteo dovesse precipitare, i necessari interventi non sarebbero così repentini da salvargli la vita.

Il giudice si è riservato la decisione, che appare però scontata.

A meno di clamorose sorprese, dunque, De Matteo, che potrà comunque sottoporsi a tutti gli accertamenti di cui ha bisogno, resterà nella casa circondariale di contrada Capodimonte, di cui è ospite da tredici giorni, quando era stato colpito da una ordinanza di custodia cautelare in carcere che aveva interessato anche il viceprefetto Claudio Balletta (avvocato Bruno Naso), 65 anni, di Roma, dirigente del Ministero dell'Interno presso il Dipartimento dei vigili del fuoco, e Giuseppe Sparaneo (avvocato Gerardo Giorgione), 51 anni, di Benevento, funzionario in servizio dei vigili del fuoco. Gli arresti domiciliari erano stati disposti per Vito Russo, 40 anni, di Benevento, carabiniere in forza a Roma, e Antonio Laverde, 44 anni, originario di Benevento ma residente a Fonte Nuova, in provincia di Roma, maresciallo della Finanza in servizio al Comando generale.

All'obbligo di dimora ad Apollosa era invece finito Eduardo Zolli (avvocato Sergio Rando), 66 anni, indicato come intermediario, mentre Alessandro Filippo Lupo (avvocato Gabriele Vescio), 56 anni, di Treviso, e Gianluca Galliano (avvocato Stefano Travaglione), 45 anni, nato a Benevento, residente ad Ardea, erano stati sospesi per 12 mesi dall'esercizio delle funzioni, rispettivamente, di vigile del fuoco ed agente di polizia.

Dopo gli interrogatori di garanzia della scorsa settimana – solo due le persone che hanno risposto - l'attesa è ora per la fissazione del Riesame, dinanzi al quale saranno discussi i ricorsi presentati contro il provvedimento.