Sparate giudizi, sparlate di tutti: diteci chi siete veramente

Da dove nasce quella presunta superiorità morale?

sparate giudizi sparlate di tutti diteci chi siete veramente
Benevento.  

Che barba, che noia. Che noia, che barba. Accendi la tv, ti sintonizzi su un qualsiasi canale- soprattutto alcuni che con i loro editori sono esenti, per gratitudine rispetto alle comparsate a pagamento, dagli strali avvelenati - e ti trovi di fronte quelle facce. Scorri i social e riappaiono, navighi nella rete e rieccole, leggi i giornali e sfogli in fretta le pagine che le ospitano. Diavolo se le conosco, quelle facce.

Mi basta un'occhiata, un secondo. Il tempo che aprano le loro graziose boccucce – qualcuno la stringe a culo di gallina- e l'attesa per un pensiero che abbia un minimo di originalità svanisce immediatamente. Sono le comparse di un copione che da anni viene messo in scena, come un divertimento distruttivo, nel nostro Paese, infischiandosene delle conseguenze e rendendo asfittico il cosiddetto dibattito pubblico.

Loro immaginano di dominarlo dall'alto di un nefasto luogocomunismo, autoissati sul piedistallo di una presunta superiorità morale ed intellettuale, che si sono attribuiti, di cui si fa fatica a capire le ragioni. Sproloquiano a senso unico, stando attenti, sempre e comunque, ad assecondare ciò che la pancia di un'opinione pubblica addestrata dalla propaganda, vuole sentirsi dire. Loro sanno stimolarne la peristalsi a meraviglia, altro che lassativi.

Sono amplificatori perfetti di un sentimento che hanno contribuito e diffondere: aggrottano la fronte, alzano il sopracciglio con un moto di superbia, sono prontissimi a puntare il dito contro gli altri, a sparare giudizi, a professarsi custodi della legalità, portatori di una purezza dura ed incontaminata. Sono bravi, non c'è dubbio: sono perfettamente funzionali al progetto, ormai datato, di destrutturazione dei meccanismi attraverso i quali si snoda il vivere civile in uno Stato di diritto.

Al diavolo la giustizia, meglio la vendetta sociale contro coloro che reputano cattivi. Un arresto, un avviso di garanzia, una intercettazione a metà?: nessun problema, pensate che sia tanto complicato ripetere come un mantra le solite, rancide parole d'ordine? Fanno il gioco delle fazioni di cui sono agit prop, ma guai a chi lo afferma. Discettano dei comportamenti privati, dei peccati, e lo fanno con una sicumera di cui si avverte la puzza di ipocrisia da centinaia di chilometri di distanza. Tanto, a loro che importa?

Loro alludono, sollevano dubbi con un linguaggio paramafioso, si ergono a giudici supremi. Il guaio è che la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto. E allora, cari signori, date qualche risposta a noi, esseri inferiori: le comodità borghesi sulle quali adagiate le vostre preziosissime terga, sono tutte il frutto di un agire cristallino dei vostri avi che ve le hanno lasciate?

Spiegateci se e quante raccomandazioni avete chiesto, dove lavorano i vostri figli, a quali compromessi vi siete piegati, quali rapporti avete intessuto negli anni con quella politica che fate finta di disprezzare. Aprite gli armadi, liberateli dalla più piccola ragnatela, anche se prescritta. Fatelo, per cortesia: solo allora, dopo aver raccontato chi siete e siete stati, forse riusciremo ad ascoltarvi.

Nel frattempo, quello che emettete è solo un fastidioso rumore di fondo che al massimo può interessare coloro che, come voi, credono che sia quello giusto per fare un po' di casino e lasciare tutto inalterato. Voi, presunti superiori, e noi che vi spernacchiamo e ci chiediamo: ma questi davvero fanno?

Davvero sono convinti che gli altri siano a digiuno, e che sia sufficiente mostrarsi feroci, con l'aria di chi la sa lunga, per nascondere le proprie furbizie, le proprie miserie? Le miserie degli uomini.