Occhio: questi ci stanno tirando i piedi

Quella sgradevole sensazione che qualcuno faccia il tifo perchè la situazione precipiti

occhio questi ci stanno tirando i piedi
Benevento.  

Forse sarà perchè mi sono svegliato storto. O forse no, perchè questo fastidiosissimo sospetto mi ronza nella testa da alcuni giorni. Da quando ho visto e letto cose che mi hanno fatto correre un brivido lungo la schiena. Spero vivamente di sbagliare, ma ho l'impressione che da più parti sia iniziata una sorta di conto alla rovescia.

La sensazione è che tanti sembrano quasi augurarsi, senza poterlo dire pubblicamente, ma alludendo, che anche la nostra regione venga assalita e travolta dal Covid-19 con le stesse tragiche, terribili modalità registrate purtroppo in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e via dicendo. Insomma, che la nostra terra, ricchissima di antichi e mai estirpati vizi, debba in qualche modo pagare la fortuna avuta nel non essere stata il bersaglio principale di quel maledetto virus che continua a far paura. Contro il quale siamo sicuramente più attrezzati e preparati, ma che non dobbiamo né sottovalutare, come inducono a fare certi messaggi, né ergere a simbolo paralizzante delle nostre vite.

La Campania, fino a questo momento, è riuscita a sfangarla pur tra le innumerevoli criticità che si porta dietro da sempre: un fardello pesantissimo, l'eredità di amministrazioni della sanità che nel tempo, per usare un eufemismo, non sempre sono state delle migliori. Lo sa chiunque abiti questo territorio, come sa anche che non è tutto disastroso e che tanti luoghi comuni costituiscono, grazie al cielo, un ricordo. Non abbiamo nulla da invidiare ad altre regioni se non l'organizzazione e le disponibilità finanziarie, entrambe carenti. Le avessimo, dovremmo comunque non dimenticare, per evitare di essere accusati di revanscismo meridionale, i guai che sono stati combinati.

Per il resto, nessun complesso di inferiorità rispetto alle strombazzate eccellenze del nostro Paese, alcune delle quali hanno mostrato tutta la loro debolezza. Una constatazione e basta, nessuna rivalsa, nessuna vendetta: quelle le lasciamo alle tifoserie, ammesso che le stesse siano interessate. Una lezione, però, la pandemia l'ha data a tutti: non servono pulpiti dai quali fare le prediche, autocelebrazioni innaffiate dall'arroganza e dalla presunzione, ma un lavoro comune, senza distinzioni geografiche.

Avrete fatto senz'altro caso all'attenzione riservata in queste ore al focolaio di Mondragone: doverosa, ovviamente, ma con tratti di spasmodicità che si spiegano solo con l'avvicinarsi delle elezioni regionali. De Luca si, De Luca no, De Luca bravo, ma no è una schiappa, uno sceriffo che farebbe bene a ritirarsi. Insomma, il classico repertorio della propaganda reciproca, assolutamente legittima e comprensibile.

Fin qui nulla di strano se non ci fosse sullo sfondo uno squallido retropensiero che mi inquieta. Sto esagerando, probabilmente, ma perchè mi tormenta l'idea che possa esserci qualcuno che si sta scaldando per saltare, in caso di problemi, sul carro del disfattismo, e ballare sulle nostre disgrazie?

Avete visto, è capitato da voi ciò che è capitato prima a noi, che siamo però più bravi ed abbiamo resistito. Trentacinquemila vittime, rispettiamo almeno quelle. E scacciamo gli incubi: non ci stanno tirando i piedi. Vero?