La pantera e quella 'panterona': no, non si fa così

Decine di articoli, poi il silenzio sulla prima. Mentre l'altra si spara selfie a gogò

la pantera e quella panterona no non si fa cosi
Benevento.  

Stavolta mi sparo una posa. Già, perchè Ottopagine è stato l'unico giornale ad aver intervistato in esclusiva la pantera, intercettandola in una breve pausa del suo tour tra Sannio ed Irpinia. Scherzo, ovviamente. Ma avete letto bene: la pantera. Perchè, l'avete già dimenticata?

Avete già rimosso le decine e decine di articoli che negli scorsi mesi, in pieno lockdown e anche successivamente, hanno riempito le cronache? Poi il silenzio tombale, e non è giusto. Vero che a nessuno si nega un quarto d'ora di celebrità, e che nel caso della famigerata pantera la visibilità mediatica è stata mostruosamente esagerata, ma non si può trattare in questo modo un felino di quella importanza, ricomparso sulle scene a distanza di dodici anni dalla prima apparizione.

Anche all'epoca tutti giuravano di averla vista e riconosciuta, di non nutrire il benchè minimo dubbio. Addirittura la sua presenza era stata messa in relazione con una tragedia di cui aveva fatto le spese un bimbo, azzannato mortalmente da un cane (in quella tragica e terribile occasione era addirittura spuntata l'ipotesi di un lupo, pensate un po').

Vabbè, lasciamo perdere e concentriamoci sul presente, su quanto detto e scritto adesso sulla pantera. Ricordo benissimo che nel 2008, quando era rimbalzata la notizia, un cugino di mia moglie mi aveva riferito che sua zia, coniugata con uno “che sta in mezzo a queste cose”, gli aveva detto di aver saputo addirittura la provenienza di quella bestia. E' scappata dallo zoo privato di uno n'dranghetista?, gli avevo risposto, lasciandolo di stucco.

E, di fronte al suo stupore, avevo aggiunto: “Sai, l'altra volta era invece fuggita dalla villa di un camorrista o, forse, di un appartenente alla sacra corona unita...”. Lui c'era rimasto male, ad onor del vero, io avevo piazzato anche qualche altra battuta.

“Anche io ne ho notata una di pantera...”, avevo aggiunto, alludendo in modo maschilistico a una 'panterona' che da qualche tempo sui social, tra selfie e non solo, cerca di accreditarsi come femme fatale. Sguardo ammiccante, pose che vorrebbero essere sexy come lo sguardo rivolto all'orizzonte, abbigliamento discinto. Vanità femminile, nulla di male, avevo spiegato al mio interlocutore.

Lui la storia della pantera l'aveva presa maledettamente sul serio, aveva addirittura giocato al Lotto – pare che alla smorfia il relativo numero cambi a seconda della condizione in cui si trova- e chissà quanti altri, come lui, hanno fatto altrettanto. Una sfida alla sorte, la stessa che ha rimesso lungo il nostro cammino una suggestione dura a morire. Il riflesso, sostiene chi la sa lunga, delle nostre paure inconsce.

Forse la pantera era la reazione al terrore di restare contagiati dal Covid -19, ecco perchè abbiamo seguito con ansia ed apprensione i pedinamenti, gli appostamenti, le ricerche via mare, via terra e via cielo, le immancabili riunioni, i pareri degli specialisti – è una pantera, sembra una pantera, non è una pantera-, ecco perchè abbiamo provato commozione di fronte ai resti di alcune carcasse.

Abbiamo tifato perchè la catturassero, l'acchiappassero in qualsiasi modo, per allontanare almeno la preoccupazione legata a quella sfuggente sagoma nera. Niente da fare, la pantera è magicamente scomparsa così come era arrivata, nessuno più ne scrive o ne segnala gli spostamenti. No, non si fa così.