"Pisapia: collaboratore giustizia, vittima o delinquente?"

Processo Asl, le arringhe dei legali di tre imputati, di cui è stata chiesta l'assoluzione

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Regardi: “Pisapia ha cercato di far saltare un ingranaggio” Verrusio: “Falato estraneo ai fatti” Sguera: “Barone deve difendersi non da indagini ma da dichiarazioni di alcuni coimputati”

Benevento.  

 

Hanno tutti chiesto l'assoluzione dei loro assistiti, definendo infondate le accuse mosse nei loro confronti. Sono le conclusioni alle quali sono giunti gli avvocati Vincenzo Regardi, Vincenzo Sguera e Mario Verrusio, difensori, rispettivamente, di Felice Pisapia, ex direttore amministrativo, Luigi Barone, chiamato in causa come collaboratore dell'ex parlamentare Nunzia De Girolamo, e Arnaldo Falato, ex responsabile budgeting, tre degli otto imputati nel processo nato dal cosiddetto troncone politico dell'indagine della guardia di finanza sull'Asl.

Questa mattina la terzultima udienza, aperta dall'arringa dell'avvocato Regardi, per Pisapia, per il quale il pm Assunta Tillo ha proposto la condanna a 3 anni e 4 mesi per associazione e concussione (De Masi), e il non doversi procedere per prescrizione dell'accusa di turbativa (sospensione gare). Pisapia è il personaggio chiave dell'inchiesta, con le sue registrazioni nella casa paterna di De Girolamo.

“Chi è Pisapia: un collaboratore di Giustizia? una vittima? Un delinquente?”, ha esordito il difensore. Che ha poi aggiunto: “Certamente non è un eroe, ma un minuscolo granello finito nell’ingranaggio della gestione delle Aziende sanitarie, a cui va riconosciuto, in pari percentuale, presunzione e coraggio per aver provato a far saltare quell’ingranaggio”. Il motivo? “Non lo ha fatto certamente per puro spirito civico, ma solo perché ciò di cui egli era partecipe lo stava fagocitando. E non certo per le indubbie ingerenze politiche, ma soprattutto per l’incapacità manifestata da chi, alla scorsa udienza, abbiamo ascoltato essere in odore di beatificazione”.
Secondo Regardi, “ha provato a farlo attraverso le voci dei protagonisti, immortalate nella documentazione fonica messa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per dare “sostanza” al suo racconto rilevatore di uno spaccato immaginato da molti ma conosciuto da pochi”.
Attenzione puntata sulle ““famigerate” registrazioni di cui tanto, troppo, si è parlato e che tanto interesse mediatico hanno suscitato. Registrazioni che, indipendentemente dalla loro indiscussa legittimità - più volte consacrata dagli innumerevoli provvedimenti Giudiziari che si sono susseguiti nel tempo - sono state effettuate “per precostituirsi una prova alle sue allegazioni da far valere in sede processuale civile (giudice del lavoro) e penale, in funzione sia difensiva che accusatoria e a tutela sia di diritti propri che altrui, ivi compreso l’interesse della collettività alla repressione di condotte delittuose” come testualmente riportato nell’ordinanza di rigetto della richiesta di distruzione delle stesse”, firmata dal gip Flavio Cusani il 19 aprile del 2016.

Infine, una considerazione sull'addebito associativo: “Il direttorio è immanente nella gestione dell'Azienda in considerazione del sistema adottato dal legislatore, ma non per questo diventa associazione a delinquere”.

Ha sottolineato “l'assenza di comportamenti illeciti nelle singole vicende, e ricordato la resistenza di Falato, da subito, a qualsiasi indicazione illegale del Management appena insediato della ASL e il prezzo dallo stesso pagato con l'esautoramento da ogni funzione prima e poi con la espulsione di fatto dalla Azienda”, l'avvocato Mario Verrusio, legale di Falato, per il quale sono stati chiesti 2 anni e 8 mesi per concussione (De Masi) e il non doversi procedere per prescrizione dell'accusa di turbativa (sospensione gare).

“Il Direttore Rossi si è insediato il 3 ottobre 2011, e dal 18 ottobre 2011 Falato non ha svolto più alcun effettivo compito all'interno dell'Azienda”, ha precisato. Per l'ipotizzata concussione “il dibattimento ha dimostrato che la condotta costrittiva o induttiva è stata posta in essere solo ed esclusivamente dal coimputato Michele Rossi: De Masi è stato costretto o indotto solo dopo diretti contatti con il Direttore Generale. Falato non ha mai né minacciato né posto in essere condotte di pressione di alcun genere nei confronti di De Masi, che le esclude in assoluto”.

Falato – ha proseguito - “non ha condiviso alcuna scelta strategica, opponendosi anche alla nomina di Pisapia a reggere il Provveditorato (posto prima ricoperto dal De Masi), tanto che ha rifiutato anche la mera redazione della delibera di incarico ad interim a Pisapia. Successivamente al 18 ottobre 2011, proprio per questo suo rifiuto di collaborare, è stato oggetto prima dello svuotamento delle funzioni, e poi anche privato di qualsiasi incarico e retribuzione per circa tre anni. In relazione alla turbativa, poi, “è evidente che è estraneo. I termini per la partecipazione alle gare bandite non erano scaduti, certamente per volontà del Direttore Generale è stato privato il procedimento del RUP, sicchè oggettivamente le gare erano improseguibili. Falato ha semplicemente proposto la sospensione per impossibilità oggettiva di prosecuzione in attesa del ripristino del RUP, pur manifestando di non concordare con l'indirizzo strategico del Direttore Generale, consigliando viceversa la prosecuzione delle gare, almeno per il 118, mantenendo come RUP ad interim il De Masi”.

Un "processo fratricida”. Lo ha definito così l'avvocato Vincenzo Sguera, che assiste Barone, per il quale è stata proposta la condanna a 6 anni e 9 mesi (e la misura cautelare dell'interdizione dalla carica di presidente del Consorzio Asi ) per concussione (De Masi), associazione, tentato abuso d'ufficio (sospensione compensazioni ai medici), abuso d'ufficio (Psaut San Bartolomeo), e il non doversi procedere per prescrizione delle imputazioni di turbativa di alcune gare e di minacce ai danni dell'allora commissario dell'Asl, Enrico Di Salvo, per la nomina del primario di Radiologia.

“Non mi era mai capitato – ha affermato – di dover difendere una persona non tanto dalle indagini ma dalle dichiarazioni di alcuni coimputati. L’istruttoria dibattimentale ha inequivocabilmente sancito l’insussistenza di prove a sostegno dei reati tutti contestati a Barone. Sulla presunta minaccia all’ex commissario Di Salvo - per costringerlo ad adottare una delibera illegittima tesa ad evitare la chiusura del dipartimento di radiologia -, dall’esame dei testi ascoltati in aula è emersa senza dubbio l’insussistenza di comportamenti illeciti posti in essere dall’imputato”.

E lo stesso vale “per l’ipotizzata concussione commessa in danno di Giovanni De Masi, per indurlo a sospendere le gare bandite dall’ASL e la consequenziale contestazione di turbativa d’asta”.
E ancora: “Non v’è alcun coinvolgimento del Barone neppure in ordine alla disposizione dell’ASL - inopinatamente ritenuta illegittima -, avente ad oggetto la compensazione delle quote spettanti ai medici per la campagna vaccinale con i crediti vantati dall’Asl nei loro confronti. Del pari, lecita è pure la delibera con la quale, in attuazione dei decreti della regione Campania veniva istituito il PSAUT di San Bartolomeo in Galdo, con il supporto delle pronunce del TAR intervenuto sul punto”. Dunque, “al di là della insussistenza degli elementi costitutivi di un’associazione per delinquere contestata agli imputati, Luigi Barone non ha avuto alcun ruolo nei cd. reati fine indicati dal PM per giustificare l’esistenza di una consorteria criminosa”.

Il passaggio finale è stato riservato alla richiesta di misura cautelare: “Appare surreale, in totale spregio delle norme procedurali regolanti la materia ed in mancanza dei requisiti necessari - concretezza ed attualità del pericolo che possa commettere reati della stessa specie di quelli ipotizzati nel giudizio in corso -, richiesti dal codice di rito per potersi emettere una misura interdittiva contestualmente alla sentenza”.

Prossime udienze il 26 novembre ed il 10 dicembre per la discussione degli avvocati Salvatore Verrillo e Luigi Supino, che assistono– tra parentesi le richieste del Pm- Giacomo Papa (6 anni) e il sindaco di Airola Michele Napoletano (assoluzione, perchè il fatto non sussiste), cui seguirà la sentenza di un processo nel quale figurano anche Nunzia De Girolamo (8 anni e 3 mesi), l'ex direttore generale Michele Rossi (6 anni) e Gelsomino Ventucci (2 anni e 3 mesi), ex direttore sanitario, dei quali i difensori hanno già sollecitato l'assoluzione.