Una presunta organizzazione dedita alla commissione di truffe e frodi informatiche ai danni di Poste Italiane e della IW Bank spa, con la riscossione illecita di polizze assicurative al posto degli intestatari delle stesse. L'ha messa nel mirino una inchiesta della Procura di Napoli, che ha firmato un decreto di perquisizione e sequestro eseguito dalla polizia postale nei confronti di undici persone.
Risiedono tra Benevento e le province di Napoli, Avellino, Latina, Roma e Cosenza, tra loro figurano sei dipendenti delle Poste, uno dei quali abita in città. Le ipotesi di reato vanno dall'associazione per delinquere all'accesso abusivo a sistema informatico, alla truffa ed al possesso ed alla produzione di documenti falsi.
L'attività investigativa era stata avviata dopo le denunce presentate dai dirigenti del Fraud management e security intelligence di Poste Italiane, relative a diversi casi di riscossione in frode di polizze assicurative, emesse da Poste Vita spa, tra maggio del 2019 e gennaio del 2020, per una somma complessiva di un milione e mezzo di euro.
Gli inquirenti ritengono di aver fatto luce sul modus operandi, che si sarebbe sostanziato, come tappa iniziale, della realizzazione di falsi documenti d'identità riproducenti quelli dei beneficiari delle polizze, allegati alla richiesta di riscatto parziale o totale della polizza vita. Una volta ricevuto, l'importo sarebbe stato trasferito su un conto corrente bancario o un libretto postale, aperti con documenti contraffatti a nome dell'intestatario della polizza. I soldi sarebbero poi stati usati per una serie di transazioni, non prima di aver attivato il servizio che consente a Poste Vita di comunicare con il vero utente, con l'obiettivo di dirottare eventuali informazioni.
Da qui l'attenzione puntata sia sui rapporti che alcuni indagati avrebbero avuto con quattro impiegati di Poste sia sui documenti rinvenuti e sulla loro provenienza che, nel caso di un paio di tentate truffe, sarebbero agli atti degli uffici di Benevento e di un centro calabrese. Un quadro che ha indotto il Pm ad ordinare le perquisizioni ed il sequestro di materiale, telefonini e beni che potrebbero essere stati acquistati con il denaro incassato con le condotte contestate.
Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Marcello D'Auria, Flavio Falchi e Aldo Montella.
