Il cancro non è un marchio a fuoco sulla pelle dei malati

A proposito delle parole di Morra su Santelli

il cancro non e un marchio a fuoco sulla pelle dei malati
Benevento.  

Se ho capito bene leggendo le dichiarazioni del grillino Nicola Morra (“Era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica (...). Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso”), gli elettori calabresi hanno ai suoi occhi una colpa: aver dato il loro consenso, proiettandola alla presidenza della Regione, ad una donna che, “era noto”, era affetta dal cancro.

Parole pronunciate digrignando i denti e con un tono cantilenante della voce, di cui ci si dovrebbe profondamente vergognare, perchè offensive anche nei confronti di tutti coloro, pazienti e familiari, che ogni giorno combattono la loro battaglia. Il cancro non è un marchio a fuoco sulla pelle sofferente di chi ne viene colpito, non è una condizione di ineleggibilità o di incandidabilità, non è un argomento al quale ancorare i propri pregiudizi.

E se c'è un fattore che aiuta quanti, all'improvviso, lo incrociano lungo il loro cammino, è proprio il sentirsi attivi e partecipi, inseriti a pieno titolo in una comunità. Chi ha firmato quel testo obbrobrioso, destinato all'interminabile elenco delle cose inutili, evidentemente ignora gli sforzi dei medici e degli operatori, dell'associazionismo, il lavoro che viene messo in campo per aiutare chi ha o ha avuto quel tipo di problema.

Il coinvolgimento sociale è la migliore medicina, batte tutte le altre perchè corrobora il morale, figurarsi per una persona come Iole Santelli, impegnata da anni in politica. Cosa avrebbe dovuto fare per evitare di essere strumentalmente citata, postuma, da Morra? Rifiutare la candidatura, presentarsi in lacrime dinanzi a telecamere e microfoni per spiegare il suo stato di salute, magari con un ago infilato in un braccio, ritirarsi in un eremo e attendere la fine della sua esistenza?

Insomma, da qualunque parte la si guardi, si tratta di un'affermazione intollerabile che le scuse non cancellano. Fosse stato l'esponente di un altro partito, immagino il coro ossessivo che si sarebbe alzato per chiederne a gran voce le dimissioni. Sarebbe servito a poco, perchè la soluzione non è la rinuncia forzosa, e inevitabilmente dolorosa, ad un incarico ben remunerato, ma la crescita della cultura del rispetto dei diritti di ciascuno, a partire da quelli del malato oncologico.

O anche per loro, come per gli indagati e gli imputati – tranne gli amici degli amici- vogliamo alzare in piazza una meravigliosa colonna infame sulla quale riportare, scritti con una grandezza del carattere doppia rispetto alla solita, nomi e cognomi corredati da foto, residenze, prognosi e aspettativa di vita, e rapporti parentali dei malati di tumore?

Così, giusto per offrire un servizio pubblico: per consentire a chi si avvicinerà alle urne di sapere se in quell'elenco c'è il tizio o la tizia alla quale ha pensato di dare il proprio voto, e per impedire ulteriori, pessime figure a quanti dovessero ancora stagliarsi all'orizzonte dell'ignoranza.