Lasciate in pace Maradona e sognate, maestrini di mediocrità

Quanti giudici improvvisati

lasciate in pace maradona e sognate maestrini di mediocrita
Benevento.  

La melassa è stata talmente eccessiva da scatenare una indigestione senza precedenti. Probabile che ne sia stata versata in ogni angolo del pianeta, nel mio piccolo orizzonte ho notato soltanto, con una robusta dose di disgusto, quella che ha invaso il nostro Paese.

Era inevitabile che accadesse con la morte di Diego Armando Maradona, il genio del calcio. Inevitabile perchè il sistema mediatico, che da nove mesi si occupa dell'emergenza sanitaria, non aspettava altro che la possibilità di azzannare qualcosa di diverso dalla tristissima contabilità dei contagiati e, soprattutto, delle vittime, di coloro che non ce l'hanno fatta a vincere la battaglia contro il Coronavirus.

Ecco perchè, e non solo per la indiscussa notorietà del personaggio, di un calciatore le cui gesta resteranno per sempre nella memoria di chi ama il pallone che rotola, un intero apparato informativo si è letteralmente scatenato. Ha afferrato a mani strette la notizia arrivata dall'Argentina e l'ha cannibalizzata. L'ha triturata, sminuzzata, e per farlo ha dovuto fare ricorso, per due giorni abbondanti, a tutto il repertorio disponibile. Ne abbiamo ascoltate, viste e lette di tutti i colori, il pozzo della retorica è stato grattato fin oltre il fondo.

Sono spuntate immagini e testimonianze vecchie e nuove, le telecamere non si sono risparmiate per immortalare le reazioni dei napoletani. Hanno puntato i loro obiettivi su tutto ciò che da sempre fa parte dell'oleografia sulla città, sfruttando l'onda emotiva che si è abbattuta sui tifosi, un sentimento popolare che, tracimando, si è trasformato talvolta in qualcosa di diverso.

Politici, intellettuali e gente dello spettacolo hanno fatto a gara per apparire originali a tutti i costi: hanno attinto a piene mani dal bagaglio dei ricordi, degli aneddoti, per dimostrare di aver avuto rapporti di confidenza e frequentazione con quel mostro di tecnica e classe purissima che Maradona era.

In alcuni casi il risultato, quasi scontato, è stato un macchiettismo del quale avremmo fatto tutti volentieri a meno, aggravato da un puzzo di moralismo rancido. Quanti giudici improvvisati, quante sopracciglia aggrottate per sottolineare che fuori dal campo, da quel prato verde sul quale esibiva la sua magia, era questo e quello.

Maradona era un uomo che, nonostante fosse stato baciato dalla fortuna di possedere un talento ineguagliabile, si comportava come tutti gli altri esseri umani. Ha commesso una quantità industriale di errori, si è circondato di compagnie non esattamente delle migliori, ha combinato tantissimi casini. E non sarà certo la valutazione di qualche benpensante, che forse ne ha approfittato per vomitare la bile accumulata per i tanti schiaffoni calcistici presi, a sminuirne il valore con considerazioni fuori luogo.

Il privato di Maradona è stato setacciato in lungo ed in largo, non regge il paragone con chi eccelle in altri settori e può contare, per la minore esposizione pubblica, su un tasso maggiore di riservatezza. Lui non era un modello, non doveva esserlo. Da interista ho odiato sportivamente Maradona, ma nessuno degli sconquassi che ha creato avrebbe potuto frenare l'ammirazione che ho sempre nutrito nei suoi confronti. Era unico, anche nell'allergia alle regole: un anarcoide.

E' stato il più grande calciatore di tutti i tempi, il più bravo: lasciamolo in pace, per favore. E, soprattutto, conserviamo ancora il diritto di sognare e di rompere gli schemi nei quali siamo ingabbiati. Si sbaglia ogni giorno, e tanto: allontanatevi, maestrini della mediocrità. Non abbiamo bisogno di voi.