Gli hanno notificato in carcere, dove è detenuto da due settimane per un furto (e per il mancato rispetto dell'ordine di lasciare il Sannio), la misura del divieto di dimora nella provincia di Benevento. Stalking e danneggiamento: sono le ipotesi di reato contestate nel provvedimento firmato dal gip Maria Di Carlo, su richiesta del sostituto procuratore Maria Colucci, nei confronti di Cristofor Russo (avvocato Fabio Russo), 26 anni, origini romene ma residente in provincia di Matera.
Si tratta del giovane rimbalzato tre volte all'onore delle cronache nel giro di un mese – tra metà ottobre e metà novembre -, per i colpi nella sala museale della Rocca dei Rettori, nel bar della villa comunale e, infine, in un locale che al Corso Garibaldi ospita i distributori di bevande e snack.
Comparso questa mattina dinanzi al giudice, per l'interrogatorio di garanzia, l'indagato, che sostiene di trovarsi nel Sannio perchè deve seguire una questione ereditaria familiare, ha negato ogni addebito, precisando di non conoscere le due persone – mamma e figlia- che avrebbe perseguitato. Condotte, quelle che gli sono state contestate, al centro di un'attività investigativa avviata dai carabinieri dopo la denuncia presentata da una donna lo scorso 22 agosto: aveva rinvenuto la sua auto con la sigla 'K6x2' incisa nella carrozzeria. Una sigla riportata anche su un involucro di carta, contenente uno slip, infilato, con una pallina di plastica, nel foro del gancio traino, rotto per l'occasione, del veicolo. Sotto il tergilunotto posteriore, inoltre, era stato posizionato un accendino con la scritta 'K6' ed un cuoricino.
La stessa scritta era presente, poi, su un adesivo incollato su un tubo dell'acqua e una pallina incastrata tra la conduttura ed il muro, nei pressi del Comando provinciale della guardia di finanza. In altre occasioni, invece, la malcapitata aveva scoperto una rosa sul parabrezza della macchina e una penna con un bigliettino dei baci Perugina, mentre la figlia sarebbe stata seguita mentre passeggiava.
Una situazione che aveva inevitabilmente creato ansia e paura nelle vittime, finita nel mirino di un'inchiesta supportata dalle immagini riprese dalle telecamere della Finanza, che avrebbero immortalato il 26enne mentre sistemava la pallina. Nel suo telefonino inoltre erano presenti le foto di alcuni degli oggetti lasciati e anche quella del tubo dell'acqua nelle vicinanze delle fiamme gialle. Da qui la decisione di proporre ed adottare la misura a suo carico.
