Sono stati cinque i testimoni, indicati dalle difese, ascoltati oggi nel processo sull'omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore di Frasso Telesino ammazzato a colpi di pistola la sera del 19 luglio del 2018 dinanzi alla sua abitazione alla contrada Selva. Due gli imputati: Giuseppe Massaro (avvocati Angelo Leone e Mario Palmieri), 57 anni, di Sant'Agata dei Goti, e Generoso Nasta (avvocati Orlando Sgambati e Angelo Raucci), 32 anni, di San Felice a Cancello.
Nasta è accusato di aver guidato la Croma usata per l'omicidio, che Massaro avrebbe fornito al pari della pistola 357 magnum -gli era stata ritirata per una discrasia del numero di matricola-, dalla quale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati esplosi più colpi contro il 45enne: tre lo avevano centrato, mortale quello all'altezza della spalla sinistra.
Il primo a sedersi dinanzi alla Corte di assise è stato un amico di Nasta che il giorno del suo arresto, e di quello di Massaro, -il 28 dicembre del 2018 – , replicando ad un interlocutore non ancora identificato- il padre, probabilmente - che gli domandava chi fosse stato a commettere il delitto, aveva affermato: “Lo hanno pagato... Lo hanno pagato... A Generoso?... Eh! Pure Generoso si è messo in tasca qualcosa!”. Una conversazione intercettata dai carabinieri, della quale i legali di parte civile – gli avvocati Antonio Leone e Tullio Tartaglia- avevano chiesto la trascrizione: parole alle quali l'uomo ha fornito la sua interpretazione, sostenendo che quella frase l'aveva appena letta sui quotidiani on line, e che non si trattava di qualcosa che Nasta gli aveva confidato.
Hanno invece prevalentemente ricostruito la situazione economica della famiglia di Massaro, le persone che hanno deposto successivamente. A cominciare dalla moglie dell'imputato, che ha dichiarato che il marito percepiva l'indennità di disoccupazione, ritirata in contanti appena gli veniva caricata sulla carta; che riceveva ogni anno 2mila euro dal fratello, al quale coltivava il terreno, e che incassava altri soldi, sempre in contanti, anche per affiggere manifesti non solo religiosi, ma anche politici.
La donna ha inoltre aggiunto che il coniuge, talvolta, portava a casa la vincita di alcune scommesse, e che anche lei, operando come badante e addetta alle pulizie, incassa mensilmente una cifra. Infine, ha precisato che la decisione di versare sul conto della figlia, in più tranche, la somma che gli inquirenti ritengono il presunto compenso per il ruolo svolto nel delitto, era nata dopo un tentativo di furto subito a maggio. In aula anche un vicino di casa, l'elettrauto che a febbraio, cinque mesi prima dell'omicidio, aveva installato il Gps sulla Croma, e il cognato di Massaro, che ha riferito dei lavoretti che faceva per lui, per i quali riceveva dei soldi. Anche in questo caso, in contanti.
Prossima udienza il 7 gennaio: se sarà esaurita la lista dei testi delle difese, il 14 gennaio la requisitoria del pm Francesco Sansobrino e dei legali delle parte civili.
Come più volte ricordato, un mese prima di essere ucciso Matarazzo aveva terminato di scontare una condanna a 11 anni e 6 mesi perchè riconosciuto responsabile di abusi sessuali ai danni della 15enne che il 6 gennaio del 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero. Una vicenda terribile sullo sfondo, dunque, di un omicidio che avrebbe come movente la vendetta, rispetto al quale mancano ancora il mandante ed il killer.
