Concorsi forze dell'ordine, giudizio immediato per cinque

Disposto per Balletta, De Matteo, Sparaneo, Laverde e Russo, da giugno agli arresti

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Benevento.  

E' l'inchiesta che ha dominato le cronache degli scorsi mesi, dopo aver messo nel mirino i concorsi per le forze dell'ordine. Un'inchiesta di cui  l'opinione pubblica era venuta a conoscenza lo scorso 12 giugno, che ora fa registrare una novità. L'ha firmata il sostituto procuratore Francesco Sansobrino, titolare dell'attività investigativa affidata alla guardia di finanza, che ha chiesto ed ottenuto dal gip Vincenzo Landolfi, interrompendo la corsa dei termini di custodia cautelare, il giudizio immediato per cinque indagati sottoposti agli arresti.

Se non scatterà il ricorso a riti alternativi, il 2 marzo del prossimo anno, dinanzi al primo collegio del Tribunale, partirà il processo a carico del viceprefetto Claudio Balletta (avvocato Bruno Naso), 65 anni, di Roma, dirigente presso il Dipartimento dei vigili del fuoco, Antonio De Matteo (avvocato Antonio Leone), 68 anni, di Benevento, funzionario in pensione dei pompieri – entrambi detenuti in carcere -,Giuseppe Sparaneo (avvocato Gerardo Giorgione), 51 anni, anch'egli funzionario, in servizio, dei vigili del fuoco di Benevento, Antonio Laverde (avvocato Mauro Iodice), 44 anni, originario di Benevento ma residente a Fonte Nuova, in provincia di Roma, maresciallo della Finanza in servizio al Comando generale, e Vito Russo (avvocati Francesca Golia ed Ester Molinaro), 40 anni, di Benevento, carabiniere in forza a Roma, che sono invece ai domiciliari.

Le misure sono le stesse adottate all'epoca del blitz, con l'eccezione rappresentata da Sparaneo, che il 1 agosto aveva lasciato il carcere dopo due interrogatori resi il 23 ed il 24 luglio, quando al Pm aveva fornito nomi e cifre rispetto alle pen drive con i quiz per i concorsi. Pennette che sarebbero state consegnate da lui e De Matteo ad oltre 100 persone dal settembre 2019 al marzo 2020 in cambio, da ciascuna di loro, di 2mila euro.

L'ordinanza di custodia del gip Vincenzo Landolfi, supportata da intercettazioni ambientali e dall'uso del trojan installato nello smartphone di De Matteo, aveva colpito il 12 giugno, come si ricorderà, anche Eduardo Zolli (avvocato Sergio Rando), 66 anni, di Apollosa, per il quale era stata stabilito l'obbligo di dimora, e Alessandro Filippo Lupo (avvocato Gabriele Vescio), 56 anni, di Treviso e Gianluca Galliano (avvocato Stefano Travaglione), 45 anni, nato a Benevento, residente ad Ardea, ai quali era stata applicata la sospensione per 12 mesi dall'esercizio delle funzioni, rispettivamente, di vigile del fuoco ed agente di polizia. Per loro si procederà con rito ordinario.

Il provvedimento cautelare era stato confermato dal Riesame, anche se nel caso di De Matteo e Zolli i giudici avevano annullato quattro capi di imputazione – dal 33 al 36- per corruzione relativi alla selezione per 830 allievi marescialli delle Fiamme gialle, contestati ad entrambi in concorso. Avevano invece confermato gli altri, a cominciare da quello di associazione per delinquere, prospettato per De Matteo, Sparaneo e Balletta, quest'ultimo ritenuto il promotore.

Attenzione puntata su un presunto giro di denaro per le selezioni di accesso – anche quelle ancora non pubblicate – a vigili del fuoco, finanza, polizia e carabinieri. Vastissima la platea degli indagati a piede libero, le affermazioni di Sparaneo avevano indotto il Pm ad adottare un provvedimento d'urgenza- aveva interessato De Matteo, Sparaneo e Balletta- con il quale era stato disposto il sequestro dei beni fino alla concorrenza di 462mila e passa euro. Una somma praticamente raddoppiata rispetto a quella del sequestro iniziale di giugno. Da qui, alla ricerca dei soldi, una serie di perquisizioni a carico di De Matteo – tutte negative-, una delle quali anche all'interno della cappella di famiglia al cimitero.