“Parenti serpenti” è un bellissimo film, firmato da Mario Monicelli, che racconta la storia di una famiglia italiana. I genitori ed i quattro figli, con annessi mariti, mogli e prole, si ritrovano tutti nella casa paterna per festeggiare il Natale.
Il clima di apparente serenità viene rotto dall'annuncio dei due anziani: non se la sentono di continuare a vivere da soli e non hanno alcuna intenzione di andare in un ospizio. Invitano i figli a decidere chi, tra loro, in cambio una parte della loro cospicua pensione e dell'abitazione in eredità, si assumerà l'onere di accoglierli.
Succede di tutto, le liti diventano feroci ed insanabili, fino a quando non viene presa la terribile decisione di uccidere i due poverini, simulando un incidente domestico nella notte di capodanno: un'esplosione scatenata da una stufa a gas difettosa, regalata alle vittime.
Sono trascorsi 28 anni da quella commedia, ma il tema centrale della pellicola è fortemente attuale. Perchè il modo in cui ci prendiamo cura di coloro che sono in là con gli anni – nonni, mamme e papà- continua ad essere centrale in un Paese nel quale le case di riposo pullulano di ospiti.
Spesso si tratta di persone malate e non autosufficienti, spesso di pensionati che hanno ancora gli affetti più cari, che non possono o frequentemente non vogliono però sobbarcarsi il peso di averli tra le loro mura domestiche.
Nessun giudizio, ci mancherebbe, ognuno fa le proprie scelte e nessuno può sindacarle. Anche se si tratta di scelte che stridono fortemente con le vagonate di ipocrisia che da giorni vengono scaricate attraverso il sistema informativo. Si avvicinano le feste, che quest'anno, a causa dell'emergenza sanitaria, non saranno le solite. Non possono esserlo di fronte al drammatico bilancio dei morti. Niente settimane bianche, niente cenoni in alberghi e ristoranti, niente viaggi esotici verso mete calde e talmente esclusive che puoi incontrarci quello del piano di sotto che detesti.
Oltre al divieto dell'abbuffata attorno ad un tavolo in cui non c'è neanche più uno strapuntino, il problema più importante sarà la difficoltà di ricongiungersi a coloro ai quali vogliamo bene. Insomma, che i nonni restino da soli e si arrangino. E' per il loro bene che lo faremo, per evitare il rischio di contagiarli. E allora, tutti a recriminare per le occasioni mancate, sul tempo che scorre inesorabile e non conosce la retromarcia, sull'impossibilità di un abbraccio. Bello, anzi bellissimo. Un quadro idilliaco, una spruzzatina di neve sarebbe il top.
Nel frattempo, mentre ci tormentiamo, comprensibilmente, al pensiero delle cose che non potremo fare, non sarebbe il caso di fare un po' di sana autocritica e immergersi in un tonificante bagno di sincerità? Sarebbe la medicina migliore per ricordarci che nonni e genitori esistono al di là di Natale e Capodanno, e che loro ci attendono, muniti o meno di mascherina, anche negli altri giorni dell'anno.
Per regalarci un sorriso con i loro occhi gonfi di amore, disposti sempre a perdonare la nostra grettezza ed il nostro egoismo.
