I processi, i peana moralistici e il chiacchiericcio ipocrita

A marzo la sentenza d'appello per le quattro persone condannate per 'Mani sulla città'

i processi i peana moralistici e il chiacchiericcio ipocrita
Benevento.  

Anche allora, come qualche giorno fa per l'Asl, il clamore era stato notevole. Si erano alzati i soliti peana moralistici che, nascondendosi dietro l'ipocrita preoccupazione per la gogna mediatica toccata agli imputati, avevano espresso, in realtà, il malumore ed il disappunto per l'esito, che avrebbero desiderato diverso per innaffiare ancor di più la pianta della demagogia populistica, che non ha in alcun conto il tema delle garanzie e va nutrita.

Come se un processo dovesse obbligatoriamente sfociare in ciò che ha ipotizzato la Procura, come se il dibattimento non servisse a null'altro che ad accogliere l'impostazione accusatoria e non fosse, invece, il teatro della contrapposizione delle posizioni e della loro verifica, sulle quali, infine, deciderà un collegio giudicante o un singolo magistrato. Nella consapevolezza che ogni sentenza potrà poi essere appellata. Capita ogni giorno nelle aule dei palazzi di giustizia, per i poveri cristi e i personaggi più conosciuti, con regole scritte nei Codici. Certo che si possono cambiare, ma nel frattempo vanno accettate per quel che sono e contrastate nei luoghi deputati, senza dimenticare il tema dell'efficienza dell'attività investigativa e della lunghezza dei tempi.

Il resto, in mancanza di prove, è solo dietrologia ed esercizio sterile del chiacchiericcio. Come quello che aveva scatenato la sentenza con la quale il 17 aprile del 2019 il Tribunale aveva stabilito quattro condanne, assoluzioni e prescrizioni per le quaranta persone tirate in ballo dall'inchiesta della digos, denominata 'Mani sulla città', su appalti e forniture di beni e servizi del Comune di Benevento. Attenzione puntata sulla pedonalizzazione del centro storico, sul Parco archeologico e del verde di Cellarulo, sui rapporti con alcuni imprenditori e la cooperativa San Valentino. A giudizio amministratori, funzionari, dirigenti e tecnici di Palazzo Mosti, coinvolti in una indagine che nel gennaio del 2013 era stata scandita dall'esecuzione di alcune misure cautelari, poi attenuate e revocate.

Le uniche condanne - 2 anni, pena sospesa, per un abuso d'ufficio ravvisato nel capitolo dei servizi appaltati alla cooperativa San Valentino per il Parco archeologico e calata Olivella- era stata stabilita per Roberto la Peccerella, 62anni, di Benevento, dirigente del settore Lavori pubblici, Cosimo Nardone, 68 anni, di Montesarchio, vicepresidente della cooperativa sociale San Valentino, Aldo Damiano, 55 anni, di Benevento, ex assessore ai Lavori pubblici e consigliere comunale, Andrea Lanzalone, 52 anni, di Benevento, dirigente del settore Finanze di Palazzo Mosti. Hanno impugnato in appello la sentenza, di cui il pg ha chiesto la conferma -, i loro difensori – gli avvocati Sergio Rando, Grazia Luongo, Carmen Esposito e Nunzio Gagliotti –, al di là della convinzione che l'addebito sia ampiamente prescritto, esporranno le loro ragioni, per dimostrare l'estraneità dei loro assistiti, il 12 marzo del 2021. Quando, dal giorno del blitz, saranno trascorsi oltre otto anni.