Era stato fissato per questa mattina, nelle forme del giudizio immediato, dinanzi al giudice Sergio Pezza, che ha però disposto la trasmissione al Tribunale collegiale, in linea con l'eccezione sulla competenza sollevata dall'avvocato Fabio Russo, del processo a carico di Roberto Cayarga, 47 anni, di Pietrelcina, accusato di omicidio stradale aggravato dalla fuga e dall'uso dell'alcol. Gli addebiti gli erano stati contestati lo scorso 11 giugno in relazione all'incidente nel quale, a Ponte Valentino, alle porte di Benevento, aveva perso la vita un 72enne di Paduli, ex titolare di un’impresa di pulizie.
Come si ricorderà, nel tragico impatto, avvenuto lungo un rettilineo all’altezza del chilometro 4+500 della statale, erano state coinvolte la Ford Focus condotta dal 47enne e due Fiat Panda: in una viaggiava, da solo, il 72enne– per lui era stato inutile qualsiasi soccorso -, nell'altra zia e nipote, anche loro di Paduli, trasportate in ospedale. Secondo gli inquirenti, l'imputato si era allontanato, ma i carabinieri lo avevano rintracciato e condotto all'ospedale Rummo, dove era stato piantonato, agli arresti domiciliari.
Comparso dinanzi al gip Gelsomina palmieri per l'udienza di convalida, Cayarga si era avvalso della facoltà di non rispondere, ma aveva rilasciato alcune dichiarazioni spontanee, sostenendo di non essere scappato dal teatro dell'incidente. Ero a 100 metri, sotto choc, e stavo parlando al telefono con mia madre quando i carabinieri mi hanno fermato, aveva affermato. Aggiungendo di essersi allontanato perchè più persone lo stavano riprendendo con il telefonino. Per un mese e mezzo era rimasto agli arresti in casa, poi sostituiti con l'obbligo di firma, la misura alla quale è ancora sottoposto.
Per gli eredi della vittima ed una delle donne ferite, parti civili, gli avvocati Ornella Mazzeo, Domenico Zampelli e Pasqualina Renzi. Il processo partirà il 22 gennaio del prossimo anno.
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E sempre nelle forme del giudizio immediato, disposto dal gip Gelsomina Palmieri su richiesta del pm Maria Gabriella Di Lauro, inizierà il 2 marzo del prossimo anno il processo a carico di Zhivko Dobrev (avvocato Fabio Russo, 55 anni, l'autista di una ditta bulgara che la Squadra mobile aveva arrestato l'11 settembre dopo aver scovato in un tir, chiusi in un cassone frigorifero adibito al trasporto della frutta, otto cittadini afgani.
L'uomo è accusato di aver organizzato ed effettuato il trasporto dei cittadini stranieri a bordo di un mezzo bloccato lungo il raccordo autostradale, tra San Giorgio del Sannio e Benevento. Finito in carcere, il 55enne aveva negato di aver fatto salire gli otto afgani, spiegando di aver scoperto che erano nel cassone solo quando si era fermato in un'area di sosta dopo aver sentito dei rumori provocati dai pugni battuti contro le pareti del mezzo. A quel punto, aveva concluso, aveva chiesto ad un automobilista, poiché non parla la lingua italiana, di avvertire le forze dell'ordine.
Come si ricorderà, gli stranieri erano stati trasferiti presso una struttura in provincia in cui avevano trascorso, in base alle norme anti Covid-19, le due settimane di isolamento. Erano terminate il 27 settembre, quando avevano lasciato il centro. Nessuna traccia di loro, dunque nell'incidente probatorio fissato per il 2 ottobre, quando avrebbero dovuto ribadire le loro affermazioni. Agli agenti avevano raccontato di aver contattato una persona di origini curde in Grecia che li aveva nascosti in un bosco per qualche giorno per poi farli salire in orario notturno a bordo dell’autoarticolato. Aggiungendo anche di aver pagato tra 2.500 e 4mila euro ciascuno per arrivare principalmente in Francia, Germania e Svizzera dove avrebbero dovuto ricongiungersi con gli altri familiari.
