Si arricchisce di un ulteriore tassello il mosaico dell'inchiesta del sostituto procuratore Francesco Sansobrino e della guardia di finanza sui concorsi per l'accesso alle forze dell'ordine. Dopo aver ottenuto il giudizio immediato per i cinque indagati sottoposti agli arresti, il Pm ha infatti chiuso l'attività investigativa nei confronti di altre tre persone, anche loro colpite da una misura, meno afflittiva, lo scorso 12 giugno.
Si tratta di Eduardo Zolli (avvocato Sergio Rando), 66 anni, di Apollosa, per il quale era stato stabilito l'obbligo di dimora, Alessandro Filippo Lupo (avvocato Gabriele Vescio), 56 anni, di Treviso e Gianluca Galliano (avvocato Stefano Travaglione), 45 anni, nato a Benevento, residente ad Ardea, ai quali il gip Vincenzo Landolfi aveva applicato la sospensione per 12 mesi dall'esercizio delle funzioni, rispettivamente, di vigile del fuoco ed agente di polizia. Hanno tutti venti giorni a disposizione, ora, per depositare memorie difensive o chiedere di essere interrogati, poi il passo successivo sarà la richiesta di rinvio a giudizio, che comporterà la fissazione dell'udienza preliminare.
Un percorso diverso da quello tracciato per i destinatari del giudizio immediato, che si aprirà il 2 marzo del prossimo anno dinanzi al primo collegio del Tribunale: il viceprefetto Claudio Balletta (avvocato Bruno Naso), 65 anni, di Roma, dirigente presso il Dipartimento dei vigili del fuoco, ancora in carcere, Antonio De Matteo (avvocato Antonio Leone), 68 anni, di Benevento, funzionario in pensione dei pompieri, Giuseppe Sparaneo (avvocato Gerardo Giorgione), 51 anni, anch'egli funzionario, in servizio, dei vigili del fuoco di Benevento, Antonio Laverde (avvocato Mauro Iodice), 44 anni, originario di Benevento ma residente a Fonte Nuova, in provincia di Roma, maresciallo della Finanza in servizio al Comando generale, e Vito Russo (avvocati Francesca Golia ed Ester Molinaro), 40 anni, di Benevento, carabiniere in forza a Roma, che sono invece ai domiciliari.
Come è noto, Balletta è ritenuto il promotore di una presunta associazione per delinquere, della quale avrebbero fatto parte Sparaneo e De Matteo, che in cambio di denaro avrebbe condizionato l'esito delle selezioni. Decine e decine gli episodi di corruzione contestati a vario titolo, stralciate le posizioni dei tantissimi beneficiari delle condotte ipotizzate, come i candidati e i loro familiari, e non solo, che avrebbero pagato 2000-2500 euro per ottenere la pen drive contenente i quiz, con le risposte, delle prove.
Un capitolo sul quale si era soffermato particolarmente Sparaneo, nel corso dei due interrogatori resi al Pm il 23 ed il 24 luglio che gli erano valsi la scarcerazione e i domiciliari. In quella occasione aveva infatti parlato delle pennette che sarebbero state consegnate da lui e De Matteo ad oltre 100 persone dal settembre 2019 al marzo 2020.
