Iniziamo dalla fine, dalle decisioni della Corte di assise. La prima, assunta d'iniziativa, riguarda il confronto in aula tra il consulente balistico del pm Francesco Sansobrino, Giuseppe Cristofaro, e Alberto Panza, nominato dalla difesa di uno degli imputati. Andrà in scena l'8 febbraio e servirà a dirimere i dubbi evidentemente insorti in relazione alle conclusioni dei due specialisti: nessun dubbio per quello dell'accusa sul proiettile e l'arma che l'ha esploso, a differenza dell'altro, che invece ritiene che non sia stata dimostrata l'identità della pallottola, perchè la comparazione con il proiettile test non è stata eseguita secondo i requisiti minimi richiesti.
E' la novità introdotta al termine della chiusura dell'istruttoria dibattimentale sull'omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore di Frasso Telesino ammazzato a colpi di pistola la sera del 19 luglio del 2018 dinanzi alla sua abitazione alla contrada Selva. A giudizio ci sono Giuseppe Massaro (avvocati Angelo Leone e Mario Palmieri), 57 anni, di Sant'Agata dei Goti, accusato di aver fornito la pistola 357 magnum usata per il delittto e la Croma che avrebbe guidato Generoso Nasta (avvocati Orlando Sgambati e Angelo Raucci), 32 anni, di San Felice a Cancello.
La Corte ha anche accolto la richiesta, avanzata da difensori di Massaro, di acquisire le immagini fissate dalle due telecamere che gli investigatori avevano piazzato per controllare l'abitazione di Massaro, mentre ha detto no alla trascrizione di una intercettazione inviata dalla Dda alla Procura di Benevento, relativa ad un santagatese che, parlando con un interlocutore, aveva affermato di aver ricevuto la proposta di uccidere Matarazzo per 20mila euro. Lui aveva rifiutato, il suo interlocutore avrebbe poi contattato i “guagliuncielli” ed un altro uomo, al quale avrebbe dato 25mila euro. Nel telefono di quest'ultimo era stato installato un trojan, di cui gli stessi difensori avrebbe voluto che fossero acquisiti i risultati conseguiti per una settimana, fino a quando l'interessato non aveva provveduto a formattare il cellulare.
Prima che la Corte si ritirasse in camera di consiglio per pronunciarsi sui temi appena trattati, l'escussione di Antonio Poppa, che per Massaro ha curato una consulenza sul percorso effettuato dalla Croma il giorno dell'omicidio, dalla partenza fino al ritorno a Sant'Agata, tra le 19.30 e le 20.30 Rispondendo anche alle domande del Pm e degli avvocati Antonio Leone e Tullio Tartaglia, legali delle parti civili, Poppa ha sostenuto, sulla base dei dati del Gps, che la Croma non ha compiuto soste o fermate.
Nel mirino è finita la presenza, in una sola delle cinque tabelle, dei due orari chiave: le 20.08'.10” e le 20.08'.58”, allorchè la macchina avrebbe prima rallentato nei pressi di casa Matarazzo e poi avrebbe arrestato la marcia, per permettere la commissione del delitto con l'esplosione dei colpi di pistola.
Poppa ha anche puntato l'attenzione su un'altra circostanza: l'assenza solo per quei due precisi momenti orari dell'indicazione della strada, con la latitudine e la longitudine non espressi in decimali. Colpa di un punto mancante tra le cifre, che, anche se venisse messo, fa notare la difesa, colloca la Croma, alle 20.08'.58", su una scarpata nelle vicinanze dell'abitazione di Matarazzo.
Quanto all'incrocio tra la Croma in fuga e la Fiat della testimone che l'aveva notata, Poppa ha spiegato che non può esserci stato perchè la donna era con il veicolo alle 20.13 dinanzi casa, mentre la Croma, alle 20.12'. 26", si trovava a circa un chilometro e mezzo di distanza.
Come più volte ricordato, un mese prima di essere ucciso Matarazzo aveva terminato di scontare una condanna a 11 anni e 6 mesi perchè riconosciuto responsabile di abusi sessuali ai danni della 15enne che il 6 gennaio del 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero. Una vicenda terribile sullo sfondo, dunque, di un omicidio che avrebbe come movente la vendetta, rispetto al quale mancano ancora il mandante ed il killer.
