Quelle parole pronunciate in un'auto, che la Squadra mobile aveva intercettato in un'inchiesta antidroga diretta dalla Dda, avevano consentito di riaprire l'inchiesta sull'omicidio. A parlare, il 4 febbraio del 2014, era stata una persona che ad un interlocutore aveva descritto in prima persona le fasi dell'agguato, come se “rappresentasse – sostengono gli inquirenti-, fedele nei termini, nei rumori e nei movimenti utilizzati” colui che, dopo averlo compiuto, glielo avrebbe raccontato.
Non è così, mai avuto conoscenza diretta dei fatti, facevo riferimento solo a ciò che si diceva in strada, al Rione Libertà, ha affermato questa mattina il protagonista di quella conversazione registrata. E' comparso dinanzi alla Corte di Assise nel processo a carico di Nicola Fallarino (avvocati Vincenzo Sguera e Domenico Dello Iacono), 37 anni, di Benevento, accusato del delitto di Cosimo Nizza, 48 anni, di Benevento, che, costretto sulla sedia a a rotelle, il 27 aprile del 2009 era stato ucciso a colpi di pistola sotto la sua abitazione,in via Bonazzi, da due uomini, entrambi col volto coperto da un casco integrale, in sella ad uno scooterone.
L'udienza è stata scandita anche dal controesame del commissario della Squadra mobile Rosario Pascarella, che aveva curato l'attività investigativa, e da una serie di deposizioni. A cominciare da quelle della figlia della vittima e di un altro teste, che hanno negato di aver saputo che Fallarino avrebbe chiesto al secondo di far sparire giubbotto ed armi, e di un maresciallo dei carabinieri che nel 2009 monitorava l'imputato in un'attività antidroga.
Attenzione puntata, poi, sulle dichiarazioni di un detenuto collegato in videoconferenza, che ha confermato di aver sentito mettersi d'accordo sulle cose da dire i due collaboratori che sostengono di aver raccolto da Fallarino il racconto dell'omicidio. La sua escussione era stata chiesta dalla difesa dopo la scoperta di una relazione della polizia penitenziaria su quelle frasi.
Non è finita: il 26 febbraio sarà infatti la volta di un secondo ospite delle nostre carceri che, ha spiegato il primo, come lui avrebbe ascoltato i termini dell'intesa.
Alcuni familiari di Nizza, parti offese, sono rappresentati dall'avvocato Antonio Leone.
