Ragazzi intossicati dal monossido al San Marco, è assoluzione

Fatto non sussiste per Gina Pompea Faraonio, accusata di lesioni colpose e immissione fumi dannosi

ragazzi intossicati dal monossido al san marco e assoluzione
Benevento.  

Undici mesi fa la requisitoria del Pm, e non solo; oggi pomeriggio la sentenza: assoluzione perchè il fatto non sussiste. Nessuna responsabilità dell'imputata, è stato un incidente solo frutto del caso. Che, per fortuna, esiste, e spiega come mai, quel giorno di cinque anni fa, non si verificarono conseguenze molto più gravi.

Chiuso con la decisione del giudice Francesca Telaro il processo sull'intossicazione da monossido di carbonio della quale erano rimasti vittime, il 20 gennaio del 2016, tanti studenti di scuole di Benevento e della provincia che nella sala dell'ex cinema San Marco di Benevento stavano prendendo parte ad un convegno del Festival filosofico del Sannio al quale era stato invitato, come relatore, Massimo Recalcati.

L'assoluzione è scattata per Gina Pompea Faraonio (avvocati Dario Vannetiello e Angelo Leone), legale rappresentante della 'Fa.Fa snc', la società che gestiva i locali, accusata di lesioni colpose ed immissione di fumi dannosi. Per lei il viceprocuratore onorario Antonella Santaniello aveva chiesto la condanna a 3 mesi, “perchè la vicenda non può essere ricondotta al caso, ma alla negligenza dell'imputata rispetto alla manutenzione dell'impianto di riscaldamento, della caldaia”.

Nei confronti di Faraonio erano state prospettate condotte di presunta “negligenza, imprudenza ed imperizia”, per non aver provveduto alla manutenzione ordinaria del sistema caldaia – canna fumaria, il cui malfunzionamento – secondo gli inquirenti -, dovuto “sia alla sua errata installazione in difformità alle leggi e norme vigenti, sia all'accumulo di fuliggine alla base della canna fumaria che aveva ostruito completamente l'imbocco del canale da fumo della stessa, aveva provocato emissioni di monossido di carbonio in concentrazione massima superiore alla soglia pari a 40 ppm, tale da cagionare una intossicazione da monossido”.

Disattese le richieste delle sessantotto parti civili, i cui legali avevano proposto che fosse dichiarata la colpevolezza di Faraonio, pur avendo espresso dubbi – lo aveva fatto, in particolar modo l'avvocato Vincenzo Regardi- sulla qualificazione giuridica del fatto, che a suo dire “doveva essere diversa”.

Diametralmente opposte le ragioni illustrate dai difensori, che avevano sollecitato l'assoluzione di Faraonio perchè il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. Si è trattato di un evento – avevano argomentato – non prevedibile o eliminabile da Faraonio, in possesso del certificato antincendio rilasciato nel febbraio 2012, con valenza quinquennale, per un impianto installato dal Comune in precedenza e sottoposto regolarmente a manutenzione. Dati contenuti nei documenti esibiti da Faraonio al termine di una dichiarazione spontanea con la quale si era detta “dispiaciuta per ciò che è accaduto, per i ragazzi presenti”, aggiungendo che mai si era trovata “in una simile situazione”.

Oltre che da Regardi, le parti civili sono state rappresentate dagli avvocati Roberto Pulcino, Alessandro Della Ratta, Pietro Farina, Tonino Biscardi, Nicola Covino, Pierluigi Pugliese, Mario Cecere, Massimiliano Cornacchione, Elena Cosina, Antonio Laudanna, Nunzia Meccariello, Francesco Iacuzio, Maurizio Giannattasio, Lucio Giuseppe Martino, Mariangela Crisci, Vittorio Fucci, Angelo Montella, Teresa Napolitano, Antonella Maffei, Paolo Abbate, Fiorita Luciano, Mario Izzo, Katia Iannotti, Antonio Suppa e Giuseppe Sauchella.

"Sono sconcertato rispetto ad un fatto di tale gravità - commenta l'avvocato Alessandro Della Ratta -. Solleciterò i colleghi a richiedere alla Procura di proporre appello contro la sentenza".