Il vaccino, Moratti e i numeri

L'intervento dell'avvocato Gino De Pietro

il vaccino moratti e i numeri
Benevento.  

Di seguito una riflessione dell'avvocato Gino De Pietro, dedicata alla pandemia ed alle affermazioni della neo assessore alla Sanità della Lombardia, Letizia Moratti

Letizia Moratti Arnaboldi, già ministro del Governo Berlusconi, già sindaco di Milano, rampolla di una famiglia di noti petrolieri, donna sotto ogni aspetto importantissima, appena nominata assessore alla sanità della Lombardia, ha osato chiedere che nell’attribuzione delle dosi di vaccino anticovid si prenda in considerazione il PIl regionale, come dire che la vita di ogni “lumbard” (ivi compresi gli immigrati e i trasferiti da “terronia”) vale 2-4 volte la vita dei cittadini di altre regioni italiane, come la Campania, la Calabria o la Sicilia.

Tutto ciò alla faccia del principio di uguaglianza, riaffermato nel 1948 dall’art.3 della Costituzione repubblicana, ma, malgrado la sua antica alleata ex presidente della Camera Irene Pivetti di simpatie vandeane, risalente al glorioso 1789, anno della Rivoluzione Francese e della dichiarazione dei diritti dell’uomo che ne fu una delle maggiori conquiste.

Si può dire che la Moratti Arnaboldi abbia manifestato tutto il suo classismo amorale secondo cui se sei nato a Milano, a Monza o a Brescia hai diritto a delle chances di sopravvivenza che vanno calcolate in un multiplo delle chances spettanti a chi ha avuto la (s)ventura di essere nato a Napoli, a Benevento, a Palermo o a Catanzaro.

Se ciò sta bene al presidente della regione Lombardia Fontana, mi chiedo se stia bene anche a tutti i seguaci della stessa parte politica residente in Campania o in Calabria, siano essi leghisti, forzisti o meloniani (o melonari che dir si voglia).

Sarebbe il caso di rispolverare un po’ di sano meridionalismo, non per implorare favori o prebende, ma per sottolineare lo scandalo verso una posizione che è non solo antigiuridica ma particolarmente odiosa dal punto di vista morale e sociale.

Visto, poi, che il Nord viene sempre abbinato a qualità positive e il Sud a difetti e vizi, con un atteggiamento che puzza di razzismo a qualsiasi osservatore che non sia privo di ogni intelligenza e sensibilità, credo sia importante sottolineare qualche numero che dimostra che questo pregiudizio non fonda su nulla di concreto e di reale, come ogni pregiudizio.

Negli Stati Uniti, secondo i dati pubblicati, ci sono stati 402.000 morti per covid su una popolazione residente di 328 milioni di abitanti, con un tasso di letalità pari allo 0,1225%.

In Italia, secondo gli stessi dati, ci sono stati 83.157 morti per covid su una popolazione residente di 60.360.000, con un tasso di letalità medio pari allo 0,1377%, superiore a quello americano.

In Campania, sempre seguendo la stessa fonte, ci sono stati 3.429 morti per covid su una popolazione residente di 5.802.000, con un tasso di letalità pari allo 0,0591%, meno della metà di quello americano e pari a circa due quinti di quello medio italiano.

Il dato della Campania fa che sia la regione che presenta lo stesso dato medio della nazione più virtuosa d’Europa ed una delle più virtuose al mondo, la Germania che, coi suoi 83.020.000 abitanti e 48.997 morti per covid ha un tasso di letalità quasi identico a quello della Campania: 0,0590% (la differenza è di un decimillesimo di percentuale).

Se confrontiamo il dato campano non con quello medio italiano ma con quello “lumbard” scopriamo che la Lombardia, col suo magnifico “governatore”, la sua leggendaria sanità, la sua eccellentissima assessora dal doppio cognome, per 10.060.000 abitanti, ha 26.339 morti per covid con un tasso di letalità dello 0,2618% pari al doppio del dato medio italiano e a cinque volte quello tedesco e, udite, udite, campano.

Se questi sono i numeri, suggerirei maggiore attenzione alla sig.ra Arnaboldi Moratti e valuterei la possibilità di commissariare la Lombardia per i pessimi risultati conseguiti!

Ma questo non accadrà, perché in Italia davvero non siamo uguali davanti alla legge e, a mio avviso, neanche davanti alla Rai, a Mediaset, alla stampa e a quant’altro.

Avvocato Gino De Pietro