Rinviate al 16 settembre, per l'astensione dei penalisti, le camere di consiglio fissate dinanzi al gip Flavio Cusani su due dei tre tronconi (l'altro, relativo ai mandati di pagamento, è stato già chiuso) dell'indagine sull'Asl, avviata tre anni fa dal sostituto procuratore Giovanni Tartaglia Polcini, ora a Roma come consulente giuridico del Ministero degli affari esteri, che era stato poi affiancato dalle colleghe Nicoletta Giammarino e Flavia Felaco, e condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria.
Il primo appuntamento si è reso necessario dopo un'istanza degli avvocati Gaetano Pecorella e Angelo Leone, che assistono la parlamentare Nunzia De Girolamo. Un'iniziativa finalizzata a conoscere l'uso che si intende fare (quali e quante di esse) delle registrazioni dell'ex direttore amministrativo dell'Asl Felice Pisapia nel corso di due incontri nell'abitazione paterna di De Girolamo. Presenti il management al completo, l'allora deputata Pdl e due collaboratori, tutti sott'inchiesta. Conversazioni dedicate alla gara per il 118, ai rapporti con il Fatebenefratelli (la storia del cambio di gestione del bar) e le strutture convenzionate, alla dislocazione delle sedi Asl sul territorio, ad un sequestro di latticini.
La pubblicazione nel dicembre 2013 di alcuni stralci dei colloqui aveva scatenato un'ondata di polemiche che aveva investito De Girolamo, all'epoca ministro delle Politiche agricoli. Intervenendo alla Camera il 17 gennaio 2014, l'esponente del governo guidato da Enrico Letta aveva respinto qualsiasi sospetto sul suo conto, rispedendo al mittente l'ipotesi di aver condizionato l'attività dell'Asl; spiegando la motivazione di quelle riunioni e rilanciando la tesi di un complotto ai suoi danni. A distanza di nove giorni, poi, si era dimessa da titolare del dicastero e dopo oltre un mese aveva presentato attraverso i suoi legali un esposto contro le registrazioni, definite “illecite ed inutilizzabili perchè in violazione della privacy”. Inoltre, aveva chiesto di procedere nei confronti di chi “ha effettuato le captazioni illecite per portarle all'esterno, di coloro che le hanno fornite a giornali e tv e di quanti le hanno diffuse”.
L'altro capitolo, come il precedente ancora aperto, riguarda le spese legali dell'Asl, al centro di una richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura per problemi procedurali legati alla scadenza dei termini. Da qui la camera di consiglio nello scorso aprile, quando alcune questioni sollevate dall'avvocato Vincenzo Regardi, difensore di alcuni dei quattro indagati, avevano indotto il giudice a disporre che l'ufficio inquirente integrasse il fascicolo con altri atti. Quattro scatoloni di documenti, arrivati al quarto piano agli inizi di giugno per poter essere messi a disposizione anche della difesa.
L'argomento dei costi legali sopportati dall'Azienda sanitaria nelle gestioni precedenti a quella del direttore generale Michele Rossi, non più in carica, era emerso dai dossier preparati dal suo avvocato, Roberto Prozzo. Con un doppio obiettivo: respingere le accuse di Pisapia, secondo il quale l'operato di Rossi sarebbe stato condizionato dalla politica, e accendere i riflettori su quanto si verificava prima che il manager si sedesse, nell'ottobre 2011, sulla poltrona più importante dell'Asl.
Nel mirino degli inquirenti sono finiti circa 15 milioni di euro liquidati ad un paio di dozzine di avvocati tra il 2006 e il 2012. Pratiche al centro di una consulenza curata, su incarico della Procura, dai commercialisti Massimo Zeno e Stefania Viscione. Attenzione puntata sulla domiciliazione, sulla corrispondenza tra la causa iscritta a ruolo e trattata, e sull'importo erogato e le modalità attraverso le quali è stato definito. L'attività investigativa è stata scandita dall'autunno scorso dalle escussioni, come persone informate sui fatti, di una sfilza di avvocati. Tutti invitati presso la caserma di via Bologna, per un 'faccia a faccia' con gli uomini del tenente colonnello Luca Lauro, che hanno anche acquisito la documentazione prodotta dagli interessati.
Enzo Spiezia
