Che si trattasse di un cardiologo del Fatebenefratelli, Ottopagine l'aveva scritto in beata solitudine a febbraio, squarciando il velo di una genericità ambigua – il riferimento all' “ospedale di Benevento”- e fornendo un elemento di necessaria chiarezza che fino a quel momento era rimasto assente nei resoconti, risalenti al settembre 2023, di una vicenda emersa durante le intercettazioni disposte in una inchiesta della Procura di Potenza e trasmessa per competenza alla Procura di Benevento.
Sempre a febbraio, avevamo dato conto della denuncia presentata da una 60enne telesina che si era rivolta all'avvocato Antonio Leone dopo essere stata ascoltata dalla guardia di finanza, che le aveva mostrato le immagini, registrate da un telefonino, poi sequestrato, piazzato sotto la scrivania, della visita cardiologica alla quale si era sottoposta nel novembre 2021 al Fatebenafratelli. Lei era rimasta di stucco dinanzi a quei fotogrammi, a quelle scene immortalate alla presenza di un'altra persona che credeva fosse un medico.
La pubblicazione in esclusiva degli articoli aveva suscitato un notevole clamore per una storia che ieri ha fatto registrare una novità sul versante cautelare, con gli arresti domiciliari, per una ipotesi di violenza sessuale di gruppo, per il cardiologo ed un viceprocuratore onorario pugliese che all'epoca dei fatti era in servizio a Lecce. Epilogo di un iter che, dopo il no del gip Maria Di Carlo alla richiesta di una misura cautelare avanzata dal pm Chiara Maria Marcaccio, era stato costellato dall'appello del Pm, con il Riesame che l'aveva accolto.
Infine, la decisione della Cassazione, che pronunciandosi sul ricorso delle difese, aveva annullato con rinvio l'ordinanza del Riesame per alcune ipotesi (esercizio abusivo della professione medica, interferenze illecite nella vita privata e diffusione illecita di immagini e video aventi contenuto sessualmente esplicito realizzate da pubblico ufficiale), mentre aveva confermato il resto del provvedimento.
Da qui gli arresti domiciliari per Giovanni V., cardiologo, e Antonio Z, assistiti dagli avvocati Nico Salomone e Umberto Del Basso De Caro, ai quali sono state addebitate le presunte condotte che avrebbero mantenuto in un ambulatorio dell'ospedale, dove avrebbero compiuto atti sessuali ai danni di alcune donne che sarebbero state palpeggiate dal medico e da Antonio Z., che si sarebbe qualificato come un collega del primo.
Fin qui la ricostruzione dei fatti, resta da capire da cosa sia stato dedotto quel doppio, terribile participio passato ("Anestetizzate e stuprate") che ha campeggiato per ore su molti organi di informazione. Ma questa, purtroppo, è un'altra storia, e anch'essa non nuova. Racconta l'immaginifico come frutto della fantasia. E non è roba da tutti.