"Pazienti molestate e riprese" nuovo no al rito abbreviato: libero il cardiologo

Benevento. La decisione del Tribunale per Vetrone, da marzo ai domiciliari

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Benevento.  

AGGIORNAMENTO 14 NOVEMBRE

Dal 5 marzo era agli arresti domiciliari -in precdenza, dal giugno 2024,  in carcere-, ora è tornato in libertà. Lo ha deciso il Tribunale, dinanzi al quale è a processo, per Giovanni Vetrone (avvocati Nico Salomone e Benedetta Masone), 61 anni, all'epoca dei fatti cardiologo dell'ospedale di viale Principe di Napoli, una delle due persone chiamate in causa da una indagine sulle presunte molestie sessuali ai danni di una serie di pazienti durante le visite ambulatoriali in ospedale.

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Respinta dal Tribunale (presidente Rotili, a latere Monaco e Buono), come aveva già fatto il gup Roberto Nuzzo, la richiesta di rito abbreviato. condizionato all'acquisizione di due consulenze, avanzata dalle difese nel processo a carico di Giovanni Vetrone (avvocati Nico Salomone e Benedetta Masone), 61 anni, all'epoca dei fatti cardiologo dell'ospedale di viale Principe di Napoli, e Antonio Zito (avvocati Umberto Del Basso De Caro e Pietrantonio De Nuzzo), 59 anni, di Pulsano, un viceprocuratore onorario che era in servizio a Lecce, che dal 5 marzo sono ai domiciliari.

Il collegio ha anche detto no all'estromissione del Fatebenefratelli (con l'avvocato Gerardo Orlando) dal novero delle tredici parti civili, rappresentate dagli avvocati Antonio Leone, Fabio Russo, Ettore Marcarelli, Vincenzo Sguera, Giovanni Pratola, Fabrizio Giordano, Nicola Covino, Cosimo Marcellino, Carmelo Sandomenico, Antonio Rauzzino, Giovanni Rossi, Francesca Durante, Claudio Paoletti.

Come più volte ricordato, i due imputati sono stati chiamati in causa dall'indagine del pm Chiara Maria Marcaccio e della guardia di finanza sulle presunte molestie sessuali di cui sarebbero rimaste vittime alcune pazienti del medico durante le visite nell'ambulatorio ospedaliero alla presenza di Zito, che si sarebbe presentato come un suo assistente. Scene che sarebbero state riprese da un router fisso installato nella sala ambulatoriale e da un cellulare.

Tredici le parti offese, assistite dagli avvocati Antonio Di Santo e Antonio Leone. Il processo proseguirà il 2 dicembre con l'ammissione dei mezzi di prova.