Non vorrei essere neanche per un attimo nei panni di un genitore il cui figlio si toglie la vita. E' una ferita devastante, impossibile da ricucire, destinata a sanguinare fino alla fine dei giorni di chi la subisce. Nessuna pretesa di analisi sociologica d'accatto, non sono titolato a farla.
Esprimo soltanto il punto di vista dell'uomo della strada che assiste, sgomento, al tristissimo, ma necessario, racconto della cronaca, e si chiede se davvero abbia fatto tutto, o se sia stato semplicemente fortunato, per evitare di essere sconvolto da simili tragedie. Nessuno di noi ha la risposta giusta, nessuno ha la verità in tasca, quella capace di spiegare le motivazioni di una scelta tanto terribile.
Qualche giorno fa, parlando con un magistrato, ci siamo domandati se le comunità, soprattutto quelle piccole, possano aiutare chi è in difficoltà. Vero è che in realtà circoscritte ci si conosce un po' tutti, ma lo è altrettanto la comprensibile ritrosia ad affrontare con i diretti interessati, con coloro che ci appaiono in difficoltà, temi che riguardano la sfera personale ed emotiva.
Certo che servirebbe magari una maggiore attenzione ai segnali che comunque si colgono anche a distanza, ad una condizione di autoisolamento nella quale spesso ci si relega, ma non è affatto semplice provare a scalfire il muro che normalmente viene eretto da quanti soffrono un tormento interiore che via via diventa parossistico e li spinge a chiudere per sempre i conti con le loro esistenze.
La vita diventa progressivamente insopportabile, come il dolore per il quale si crede non esista alcuna cura, neanche pallativa, se non la soluzione più sconvolgente. Il resto è solo rammarico, pensando al futuro che non ci sarà, ai sogni cullati e non realizzati, all'incapacità di sopportare una delusione, anche la peggiore.
Sarà il caso, forse, di guardare costantemente i nostri ragazzi negli occhi, sperando che brillino esclusivamente di speranza, allenandoli alla sconfitta che è sempre dietro l'angolo. Non se ne può più di aggiungere altri nomi a quelli di coloro che non ci sono più.
