"Falsi certificati di diplomi professionali": atti a Santa Maria Capua Vetere

Benevento. Accolta l'eccezione della difesa, incompatibile il Tribunale sannita

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Benevento.  

AGGIORNAMENTO 22 APRILE

Eccezione della difesa accolta e trasmissioen degli atti, per competenza territoriale, al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. E' quanto deciso dal gup Amoruso per le 34 persone di cui il pm Licia Fabrizi ha chiesto il rinvio a giudizio in una inchiesta della guardia di finanza sui presunti falsi certificati di diploma di qualifica professionale.

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E' slittata al 22 aprile, quando il gup Maria Amoruso si pronuncerà sull'eccezione di incompatibilità territoriale sollevata dalla difesa, l'udienza preliminare a carico delle 34 persone di cui il pm Licia Fabrizi ha chiesto il rinvio a giudizio in una inchiesta della guardia di finanza sui presunti falsi certificati di diploma di qualifica professionale che Ottopagine aveva raccontato ad aprile 2025: prima con gli interrogatori preventivi di dieci indagati, poi con gli arresti domiciliari, successivamente revocati, adottati dal gip Maria Di Carlo nei confronti di tre di loro.

Nel mirino degli inquirenti i promotori di una presunta associazione per delinquere della quale avrebero fatto parte anche intermediari nella ricerca dei clienti ai quali vendere diplomi per operatore dei servizi di ristorazione, settore cucina e sala bar riferiti all'anno scolastico 201-2013, rinvenuti sia in originale sia in copia. Attenzione puntata su un Centri studi a Durazzano, i diplomi sarebbero stati stampati in prossimità della pubblicazione del bando di aggiornamento delle graduatorie di terza fascia del personale Ata (triennio 2021-2024). Inoltre, sostengono gli inquirenti,sarebbero stati contraffatti i registri generali e i verbali degli scrutini degli esami di 16 commissioni d'esame per operatore settore cucina e tre del settore sala bar che sarebbero stati redatti- apparentemente, a detta della Procura- nel Centro studi, con candidati che non avrebbero sostenuto gli esami. Diplomi che sarebbero stati venduti, al prezzo di 1000 euro ciascuno, dopo aver ricevuto documenti di identità e tessere sanitarie dei beneficiari.