Depositato al Riesame il ricorso curato dagli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere adottata dal gip Maria Amoruso, dopo la convalida dell'arresto in flagranza eseguito dai carabinieri, nei confronti di Gennaro Santamaria, l'ormai ex dirigente del Comune indagato per una ipotesi di concussione ai danni di un geometra, amministratore di una società di progettazione, dal quale avrebbe preteso la somma di 70mila euro per sbloccare alcune pratiche edilizie.
Nel mirino le esigenze cautelari che, secondo i legali, sarebbero state salvaguardate anche con i domiciliari ed il braccilaetto elettronico per il loro assistito. Di diverso avviso il giudice che, in linea con la richiesta del pm Maria Colucci, aveva ritenuto che l'unica misura idonea fosse la custodia cautelare a Capodimonte per il pericolo di inquinamento probatorio, perchè Santamaria avrebbe creato un oliato presunto sistema concussivo attraverso il quale sarebbe riuscito ad ottenere ingenti benefici, e di di reiterazione del reato. Nei prossimi giorni la fissazione di discussione del ricorso, mentre è sempre più vasta l'eco provocata dall'inchiesta.
L'attesa è per i possibili sviluppi legati ai “soggetti in concorso” con i quali avrebbe agito. Alcuni erano stati indicati nella querela presentata dall'imprenditore, assistito dall'avvocato Roberto Prozzo, a loro si aggiungono poi i nomi (con relative cifre) contenuti nei fogli e nella pen drive sequestrati a Santamaria. Un contesto nel quale potrebbero poi innestarsi ulteriori implicazioni, e ciò spiega la ridda di voci ed allusioni che da giorni circolano.
Gli inquirenti ritengono di aver ricostruito il modus operandi di Santamaria. Punto di partenza il rapporto di fiducia instaurato con lo stesso, mettendosi a disposizione per capire cosa fosse successo. Poi, facendo leva sulla sua influenza, gli avrebbe chiesto un compenso che avrebbe significato la risoluzione dell'empasse, facendogl intendere anche la possibilità di fare ulteriori cose insieme.
