Lavori, decine di nomi, cifre, la pesca subacquea e la scelta di Santamaria

Benevento. L'inchiesta

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Benevento.  

La prima 'preda' è stata già infiocinata, ma il subacqueo esperto sa che quel tratto di mare è particolarmente pescoso e può consentire di riempire la borsa da portare a casa. Ecco perchè, indossate maschera, muta e bombole di ossigeno, si immerge nel silenzio della profondità del mare: si guarda intorno, registra con attenzione e prudenza eventuali rumori, scandaglia attentamente il fondale e cerca i riscontri a ciò che ha visto ed intuito in superficie.

Fosse possibile attribuirla, sarebbe questa l'immagine che meglio si attaglia in questo momento all'indagine che il 30 marzo ha portato in carcere Gennaro Santamaria, (ex) dirigente del Comune di Benevento, arrestato dai carabinieri, in flagranza di reato, per una ipotesi di concussione ai danni di un geometra, amministratore di una società di progettazione, dal quale avrebbe preteso la somma di 70mila euro per sbloccare alcune pratiche edilizie.

Come anticipato da Ottopagine, il Riesame ha confermato la custodia cautelare a Capodimonte, ritenendo sussistente il pericolo dell'inquinamento probatorio in una fase delicata dell'inchiesta del pm Maria Colucci. Che ha a disposizione non solo gli elementi acquisiti nell'immediatezza – i 4mila euro trovati addosso a Santamaria e altri 150mila euro scovati nella sua abitazione, contenuti in 30 buste ciascuna con 5mila euro- ma anche e soprattutto quelli che lasciano prefigurare sviluppi inevitabili. Sono saltati fuori da fogli e pen drive sequestrati a Santamaria - il 30 aprile è in programma il Riesame -, potrebbero emergere dalle cartelle eventualmente recuperate dal cloud. Dati organizzati secondo uno schema preciso, con l'indicazione di decine di nomi, imprese, lavori e relativi importi, di cifre e destinatari delle stesse. 

Una 'mappa' che testimonierebbe l'esistenza di un presunto sistema, che va ovviamente verificata e valutata. Uno scenario nel quale si staglia la figura di Santamaria che, difeso dagli avvocati Andrea De Longis e Antonio Di Santo, si trova ora dinanzi ad un bivio: restare ancora in silenzio o offrire il suo contributo all'attività investigativa.