AGGIORNAMENTO 5 AGOSTO
Non ha convalidato il fermo, ritenendo insussistente il pericolo di fuga che lo aveva ispirato, ed ha disposto, come chiesto dal pm della Dda Vincenzo Toscano, la custodia cautelare in carcere. E' la misura adottata dal gip del Tribunale di Avellino Fabrizio Ciccone, che ha poi trasmetto gli atti, per competenza, a Napoli, per Mario De Paola, 33 anni, di San Martino Valle Caudina, e Giovanni Sepe, 39 anni, di Cervinara, chiamati in causa da una indagine peer estorsione, anche tentata, ed usura aggravate dal metodo camorristico. Addebiti che i due uomini, difesi dagli avvocati Fabio Russo e Vito Pacca, hanno respinto con alcune dichiarazioni spontanee durante l'udienza nel carcere di Avellino, dove sono detenuti.
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Sono entrambi finiti in carcere, colpiti da un decreto di fermo emesso dal pm della Dda Vincenzo Toscano. Estorsione, anche tentata, e usura, aggravate dal metodo camorristico: sono le ipotesi di reato contestate a vario titolo a Mario D. P,., 33 anni, di San Martino Valle caudina, e Giovanni S., 39 anni, di Cervinara.
Sono stati chiamati in causa dalle indagini dei carabinieri di Avellino e Benevento relative a due vicende ritenute di natura estorsiva. La prima, tra giugno e luglio, si sarebbe verificata a Paolisi e ne avrebbe fatto le spese un dipendente della società che si occupa della gestione delle vendite e della selezione del personale per una catena di supermercati.
Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero fatto leva sulla loro presunta riconducibilità al clan Pagnozzi e l'avrebbero minacciato, cercando di costringerlo a consegnare loro, come 'regalo', la somma di 100 euro per ogni dipendente della zona assunto, e, in un altro caso, costringendolo, con una ricarica postepay, a sborsare 450 euro e ad assumere un uomo che era ai domiciliari.
Al 33enne viene addebitata anche una ipotesi di usura per i tassi che avrebbe applicato ad un prestito di 500 euro fatto ad un uomo di San Martino Valle Caudina, dal quale entrambi avrebbero poi preteso altri 350 euro. I due indagati sono difesi dagli avvocati Fabio Russo e Vito Pacca. Domani la convalida del fermo dinanzi al Gip di Napoli.
L'inchiesta era nata dopo ciò che si era verificato il 6 giugno in piazza Trescine a Cervinara, teatro di una rissa e poi dall'esplosione di colpi di arma da fuoco che era proseguita anche lungo le vie del paese durante un insegui,ento tra più auto. Uno 'scontro' che, a detta della Dda, era scoppiato tra appartenenti a due fazioni contrapposte, in lotta per il controllo della Valle Caudina.
