Anche quest’anno, la Camera Penale di Benevento, con una delegazione, composta dagli avvocati Nico Salomone, Giuseppe Nardone, Simona Barbone, Benedetta Masone, Fiorita Luciano, Antonio Di Santo, Alessandro della Ratta, Giuseppe Caturano, nell’ambito dell’iniziativa “Ristretti in agosto”, organizzata dall’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane, ha visitato la Casa circondariale di Benevento “Michele Gaglione”. Si è unita all’iniziativa, in rappresentanza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Benevento, la Presidente, Stefania Pavone.
"Grazie alla disponibilità e alla guida della Direttrice, Marianna Adanti e della Comandante della Polizia penitenziaria dell’Istituto, Aureliana Calandro, oltre che del personale di polizia e dei funzionari giuridico-pedagogici (dr.ssa Gabriella Polcino) la delegazione – dopo un breve colloquio iniziale – ha fatto ingresso nelle diverse sezioni (femminile, alta sicurezza, sex offender) e aree dell’istituto" ha spiegato il Il presidente della Camera Penale di Benevento, Nico Salomone che poi snocciola i numeri: "Rispetto alla capienza regolamentare di 259 unità (a cui andrebbero sottratte le 25 ad oggi di fatto non disponibili in ragione della chiusura del reparto ove si verificavano i tafferugli del 3 agosto u.s.), sono presenti attualmente in struttura circa 364 detenuti (292 uomini, 72 donne), tra i quali 26 stranieri e 32 tossicodipendenti (7 i casi psichiatrici ufficiali). I recenti trasferimenti a seguito dei noti disordini nel reparto comuni hanno contribuito ad abbassare il numero delle presenze. Il descritto sovraffollamento - nonostante il leggero calo rispetto agli anni scorsi - continua a gravare sulle spalle del personale di polizia penitenziaria e civile, determinando difficoltà di ogni tipo, sul piano logistico-organizzativo e trattamentale.
Il personale di polizia penitenziaria consta di circa 226 agenti, tra i quali permane una sensibile e problematica situazione di sottorganico, aggravata dal sovraffollamento. Il personale civile composto dai funzionari giuridico-pedagogici (cd. “educatori”) consta di unità sotto la decina (8) che si rivelano appena sufficienti in rapporto alle esigenze del “trattamento intensificato/individualizzato” per i detenuti, che dovrebbero di fatto vivere il carcere all’esterno della singola cella, impegnati in attività rieducative e di reintegrazione.
Le camere di detenzione - spiega ancora l'vvocato Salomone - necessitano di interventi seri di ristrutturazione, per i quali la Direzione ha già presentato progetti e richiesto fondi, per ora senza esiti. Il caldo aggrava le condizioni di permanenza e la situazione igienico-sanitaria è al limite. Sarebbero necessari, come spiegato dalla stoica Direttrice, interventi già prospettati e proposti per l’area verde, la palestra, il campo sportivo e la serra; tuttavia, la carenza di finanziamenti blocca ogni iniziativa. In corso di costruzione le stanze per l’affettività per i detenuti. Sarà rispristinata l’articolazione sanitaria ATSM (articolazione per la tutela della salute mentale) nell’area detenuti comuni al 4° piano, sicuramente un buon segnale.
L’istituto garantisce attività scolastica (scuola dell’obbligo, istituto alberghiero ed altri corsi di formazione) e lavorativa; all’interno è presente una sartoria (direttore tecnico, Francesco Pedicini) dotata di strumenti all’avanguardia, dunque in grado di produrre lavori sartoriali di buona fattura (vengono prodotte divise per i lavoranti e manutenute le divise della polizia penitenziaria; vengono prodotti altresì altri lavori, sempre su commessa ministeriale).
Tra i lavoranti, 8 detenuti semiliberi con lavoro all’esterno, 2 in regime ex art. 21 OP (un uomo e una donna), 1 detenuto impiegato in lavori di pubblica utilità, e circa 70 soggetti (50 uomini e 20 donne) alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria.
Di recente, sono in via di finanziamento start-up per il settore dell’edilizia, per cui i detenuti potranno essere impegnati in attività lavorative di pitturazione, etc. Restano come l’anno scorso detenuti lavoranti per ASI e per Ferrovie dello Stato (4), a ciò autorizzati. Nello specifico, viene riferito che 4 detenuti sono stati autorizzati ed assunti per lavorare come operai nei cantieri dell’alta velocità. Risultano, come detto, detenuti collocati presso l’ASI, mentre altri detenuti svolgono lavoro all’interno della struttura penitenziaria: 12 in sartoria e in numero variabile in cucina o nel settore pulizia e manutenzione.
Ottenuti finanziamenti per la Giustizia Riparativa, occasione importante – anche se non risolutiva – di rieducazione e deflazione.
Più limitata - ha spiegato ancora il presidente della Camera Penale - è l’attività trattamentale di tipo culturale e ricreativo, demandata come sempre alla buona volontà delle associazioni di volontariato, che pur organizzano eventi teatrali e cinematografici all’interno dell’istituto, con una certa frequenza, grazie all’impegno della Direzione, degli educatori e degli agenti.
I detenuti dell’alta sicurezza lamentano in ogni caso la carenza di attività rieducative e il tempo effettivo ridotto delle ore di socialità. In generale, la struttura non consente un’adeguata opera trattamentale, sostanzialmente per carenza di fondi.
I locali palestra interni ai reparti sono ridotti e spesso inutilizzati, con macchine in molti casi obsolete. I locali per la socialità appaiono anch’essi ridotti, con connesse lamentele dei detenuti. L’istituto ha attivato ormai da tempo un servizio e-mail per le comunicazioni con i detenuti ed ha implementato, per i colloqui, l’utilizzo delle videochiamate. È sempre presente in struttura il “totem” elettronico messo a disposizione dei detenuti per la spesa, oltre che una ludoteca utilizzata per i colloqui con i familiari dei detenuti con figli (anche se senza adeguato spazio verde all’aperto) e un servizio anagrafe per i documenti di identità.
I detenuti lamentano – tra le principali criticità – le lungaggini nella decisione delle richieste di liberazione anticipata e di permessi premio, nonché delle istanze ex art. 35-ter OP (cosiddette “Torreggiani”), da parte della Sorveglianza. Per quanto appreso direttamente dal personale e soprattutto dai detenuti medesimi, le visite al carcere da parte dei magistrati di sorveglianza (per i colloqui richiesti e periodici) sono effettuate di rado (ultima nel marzo 2026). A tale carenza, si aggiunge – sempre in termini di colloqui con i detenuti – il peso dell’assenza di un vicedirettore in pianta stabile. La scarsa presenza della magistratura di sorveglianza nella struttura rappresenta un forte elemento critico.
Come detto, le celle, a causa del sovraffollamento, appaiono in condizioni spesso fatiscenti, con qualche caso più evidente di spazio eccessivamente ristretto (nonché di umidità sulle pareti - l’ultima relazione ASL sulla salubrità della struttura ha rivelato qualche problema connesso proprio alla umidità dei locali di detenzione), ai limiti delle misure ritenute “umane”, secondo i criteri individuati dalla CEDU, dalla giurisprudenza di legittimità e dalla legislazione nazionale. Introdotti di recente i frigoriferi, manca invece un’area verde per i detenuti.
Criticità anche nel settore sanitario: sono previsti in organico 8 medici per la continuità assistenziale; come specialisti interni, vi sono ad oggi unicamente la dermatologa (visita un giorno a settimana) e il dentista (visita tutti i giorni tranne il giovedì). Mancano allo stato come specialisti interni la ginecologa (da circa un anno), l’urologo (richiesto) e l’oculista. Le visite specialistiche sono, dunque, demandate all’esterno con lunghi tempi di attesa. Il turno giornaliero del singolo medico presente in istituto (molto spesso si tratta di medici giovani e volenterosi) lo costringe a ritmi massacranti; lo stesso vale per il personale infermieristico. Sotto il profilo dell’assistenza psichiatrica, l’ASL garantisce in concreto la presenza di uno psichiatra che svolge visite, prevalentemente in telemedicina, ogni venerdì del mese (circa 5 pazienti al giorno). L’articolazione sanitaria, inoltre, in generale, è priva di autonomia strutturale, situata al fianco del reparto Media Sicurezza e con équipe a rotazione con organico strutturalmente carente. La sezione ATSM (articolazione per la tutela della salute mentale) risulta allo stato ancora chiusa, in attesa dei lavori di ristrutturazione, che come detto saranno avviati.
Del personale appartenente all’Asl - Benevento fanno parte due psicologhe, che si occupano in particolare della valutazione e prevenzione del rischio suicidario, oltre che dei gesti autolesivi dei detenuti, sia all’ingresso, che durante la permanenza in carcere; svolgono, inoltre, quotidianamente attività di sostegno per la popolazione ristretta.
La dirigente riferisce il dato positivo dell’avvio dei percorsi di sostegno alla genitorialità e – sul piano strettamente medico-diagnostico – dell’introduzione all’interno della struttura della strumentazione utile alla effettuazione di ecografie all’addome e muscolo-tendinee.
La Regione, con delibera di Giunta del 2025, aveva giustamente e opportunamente previsto incentivi economici per i medici che svolgono la loro professione all’interno delle strutture penitenziarie, ma tale previsione pare sia ancora in attesa di applicazione presso l’ASL di Benevento. Sarebbero auspicabili, inoltre, incentivi sul piano curriculare e della carriera professionale, a quanto sembra proposti per un intervento legislativo integrativo. Diversamente, rischia seriamente di permanere l’annoso problema del sottorganico.
Risolta, a quanto pare, l’emergenza ‘scabbia’ che aveva interessato l’istituto nei mesi scorsi, anche attraverso una più attenta profilassi.
Il Carcere di Benevento, in definitiva, si appalesa come un istituto penitenziario che tra le mille difficoltà connesse alla carenza di fondi, personale, strutture e alla scarsa attenzione della Politica e delle Istituzioni, si muove lungo una linea di stoica, buona gestione e profondo impegno che garantisce ascolto e detenzione mediamente 'sopportabile', ma con l’urgenza ormai non più rimandabile di provvedere ad una seria ristrutturazione dei locali interni e, da parte delle autorità sanitarie competenti, di garantire una maggiore attenzione alla questione dell’assistenza sanitaria, che sia degna di un Paese che voglia dirsi civile.
Più in generale, la grave condizione di sovraffollamento renderebbe necessari interventi legislativi di deflazionamento detentivo/carcerario, ormai non più rinviabili, come l’amnistia o l’indulto, oltre che una seria estensione della gamma delle misure alternative alla detenzione, sulla linea della nuova norma in materia di detenzione domiciliare introdotta di recente per i detenuti tossicodipendenti.
I diffusi (80 nel 2025, 40 finora nel 2026) casi di suicidio (1 nel 2025 a Benevento) e decesso all’interno delle carceri, gli episodi di autolesionismo (34 a Benevento nel 2025, 15 finora nel 2026) o di “rivolta” (come quello recente che ha interessato proprio la struttura sannita – ancora evidenti i segni della devastazione nel reparto), le morti e le aggressioni subite (20 nel 2025 a Benevento, 11 quest’anno) tra gli agenti della polizia penitenziaria e l’enorme sacrificio quotidiano del personale amministrativo, di polizia, civile e sanitario devono interrogare le coscienze dei cittadini e dei governanti, e allarmarle.
Di fronte a questo straziante degrado umano - conclude l'avvocato Salomone -, pressoché irrimediabile, che è la detenzione carceraria nel nostro Paese … NON C’È PIÙ TEMPO!".
