Maxi rogo ad Airola, area sequestrata. La Procura: nessun ritardo per attività

Benevento. Il provvedimento. Contratto di fitto di una ramo d'azienda ancora non operativo

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Benevento.  

Sequestrata l'area interessata dal devastante incendio che ad Airola è divampato nei giorni scorsi nell'impianto di trattamento rifiuti urbani e speciali non pericolosi già sequestrato per violazioni di natura ambientale nell'aprile 2024, gestito dalla Eco Energy srl. Si tratta di una società, con sede ad Airola, che dal gennaio 2022 è in amministrazione giudiziaria – è affidata ad una commercialista - per un altro sequestro preventivo adottato per reati finanziari per i quali è in corso un processo.

Ora il provvedimento adottato dalla Procura, che in una nota a firma del procuratore Nicola D'Angelo, si dice “pienamente consapevole dell’impatto sociale e ambientale di quanto accaduto”, comprendendo e condividendo “fino in fondo le apprensioni della comunità, ed essendo “massimamente impegnata, nell’ambito delle proprie prerogative istituzionali, a fare piena luce sull’evento”.

Attività investigative che, “per la loro intrinseca natura e complessità, sono coperte da segreto e si preannunciano verosimilmente non di breve durata, richiedendo tutti i necessari riscontri tecnici e normativi”. In questo quadro si inserisce il sequestro di questa mattina, la cui pendenza “non incide minimamente sulla possibilità di intervenire tempestivamente sul sito".

D'Angelo ricorda che “l'azione della Procura è normativamente deputata al solo accertamento di eventuali responsabilità di carattere penale e tra i provvedimenti che può adottare non rientra quello di obbligare ad un facere (ossia ordinare direttamente l'esecuzione di interventi o opere di messa in sicurezza). Nell’ambito di un’area sottoposta a sequestro, il ruolo dell’Autorità Giudiziaria – pur nel doveroso contesto dell’attività investigativa – può essere solo quello di autorizzare tutte le operazioni che i titolari del sito, o altri soggetti eventualmente chiamati a sostituirsi ad essi, chiedano di effettuare. Questo, al fine di evitare che le esigenze investigative finiscano, esse stesse, per tradursi nel rischio di un ulteriore danno per l'ambiente e la collettività, paralizzando interventi urgenti e indifferibili”.
La conclusione è una “rassicurazione per cittadinanza, associazioni e i comitati”: la presenza del sequestro giudiziario “non ritarderà neppure di un giorno le iniziative e le attività necessarie. L’attività investigativa non condizionerà in alcun modo il monitoraggio dell'area, la gestione dei rifiuti residui o la definitiva messa in sicurezza del sito e delle aree circostanti: per tutte queste operazioni la Procura garantisce fin d'ora la massima e immediata collaborazione nell'esame e nell'autorizzazione di ogni richiesta”.

Fin qui la comunicazione della Procura, mentre non è ancora operativo il contratto di fitto di un ramo d'azienda con una multinazionale che si sarebbe occupata dello svuotamento del sito. Una soluzione che a questo punto, dopo il rogo, potrebbe incontrare più di un ostacolo nei dubbi dei titolari dell'azienda sulla opportunità di proseguire l'operazione.