Dodici anni, due in più di quelli che aveva proposto il pm Maria Dolores De Gaudio. E' la condanna con rito abbreviato stabilita dal gup Maria Amoruso per Valentino Salomone (avvocato Antonio Leone), il 38enne vigilante accusato del tentato femminicidio aggravato dalla premeditazione (e del porto di un'arma in luogo pubblico) della moglie Giulia, 46 anni, ferita in modo grave a colpi di fucile lo scorso 2 febbraio a Paduli. Per l'imputato, oltre al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, anche una provvisionale di 50mila euro in favore della coniuge e di 20mila euro per ciascun figlio, tutti parti civili con gli avvocati Camilla Minicozzi e Fabio Russo.
I fatti contestati
Tutto era accaduto alla contrada Femmina Arsa, dinanzi all'abitazione della donna. Il 38enne aveva raggiunto la zona a bordo della sua Opel Meriva, portandosi dietro un fucile Beretta semiautomatico. Aveva avvicinato la moglie per recuperare lo zaino del figlio, poi, mentre lei stava aprendo la sua Panda, aveva esploso due colpi: il primo aveva centrato la malcapitata all'addome, l'altro al braccio sinistro. Giulia era corsa in casa, sanguinante, lui aveva fatto fuoco una terza volta contro il portone.
La 46enne aveva dato l'allarme, chiedendo aiuto ad una familiare. In attesa dei carabinieri, Valentino aveva inviato un messaggio vocale ad un congiunto, e con la voce rotta dal pianto gli aveva detto di aver fatto la cazzata più grande della sua vita.
Non volevo ucciderla, ero arrabbiato
Ero arrabbiato, ma non volevo ucciderla, aveva detto durante la convalida dell'arresto. Aveva ricordato di aver lasciato la moglie un paio di anni fa e di avere ora una relazione soddisfacente con un'altra donna, precisando che la notifica del ricorso, avvenuta il sabato precedente, non lo aveva turbato. Al punto da contattare il legale che l'aveva curato per chiedere dei chiarimenti. E allora, perchè le tre fucilate?
Il 38enne aveva affermato che il figlio più grande era stato con lui il fine settimana, e che la domenica entrambi avevano cercato, inutilmente, di telefonare a Giulia. Obiettivo:prendere dalla Fiat Panda della donna lo zaino con i libri del minore, che, non avendoli avuti a disposizione, il lunedì non era andato a scuola. Ecco perchè, a suo dire, dopo aver cercato Giulia sul luogo di lavoro, si era recato a contrada Femmina Arsa, dove sorge la casa nella quale abitava prima della rottura del rapporto e del rientro a Pago Veiano, il centro del quale è originario. E quando gli era stato domandato perchè avesse il fucile, aveva replicato che se l'era portato dietro perchè era contrariato per alcune circostanze sulla gestione dei figli riportate nel ricorso, di cui non era a conoscenza, e di cui avrebbe voluto chiedere conto a Giulia.
Oggi pomeriggio la discussione, con la difesa che aveva chiesto la derubricazione del tentato omicidio in lesioni gravissime, così come cristalizzato dalla consulenza tecnica, e l'esclusione della premeditazionee, ma il giudice è stato di diverso avviso.
