L'acquisizione dei documenti è continua, come la loro valutazione. Tappe di un lavoro che servirà ad illuminare, attraverso le conclusioni dei consulenti - l'ingegnere Paolo Grazioso e il geologo Sergio Nardò-, della forestale e dei carabinieri, le cause del disastro che tra il 15 ed il 19 ottobre ha sconvolto Benevento e parte della sua provincia. Nessun dubbio sulla eccezionalità dei fenomeni piovosi, ma l'inchiesta diretta dal sostituto procuratore Miriam Lapalorcia, con la supervisione del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha il compito di stabilire quale ruolo abbia giocato l'uomo nel concorrere a seminare paura e danni ingentissimi nel nostro territorio. E, soprattutto, di creare le condizioni, con una mission che, suonando di stampo preventivo, rappresenterebbe l'ennesima ed inevitabile surroga, da parte dell'autorità giudiziaria, dell'azione politica, perchè non si ripetano, nei limiti del possibile, le scene registrate in quei terribili giorni.
Discorso complesso che investe la cura del territorio, il rispetto delle regole in campi nei quali, purtroppo, non sempre ciò è avvenuto. Il pensiero corre all'abusivismo edilizio, alla tutela dei fiumi, alla manutenzione degli argini e delle strade. Fronti ai quali si aggiunge quello della diga di Campolattaro, lungo i quali si dispiega l'attività investigativa, che fin qui non è ancora stata condensata in una prima informativa a disposizione del Pm. L'obiettivo è dare all'indagine dei tempi non particolarmente lunghi, impedendo che si affievolisca la percezione che ne ha l'opinione pubblica.
Enzo Spiezia
