Prostitute, transessuali, viados e chi più ne ha più ne metta. Quale che sia la definizione, persone che hanno fatto del loro corpo, più o meno per scelta, lo strumento di sostentamento. L'hanno messo in vendita perchè non mancano gli acquirenti. Di tutti i gusti ed orientamenti sessuali. Persone, guai a dimenticarlo. Anche e soprattutto quando la realtà ti mette di fronte ad un un delitto. Ignobili certe espressioni che rimandano a valutazioni moralistiche, ingenerando la convinzione che, in fondo in fondo al barile della più meschina ipocrisia, quella vita spezzata, beh, un po' se la sia cercata. Come se esistesse una differenza nel racconto tragico della soppressione di una esistenza. Quelle persone che da tempo 'movimentano' la tranquillità apparente di una città di provincia come Benevento, sono le stesse che in tanti vorrebbero far sparire. Come se fosse possibile cancellare in un attimo, con un tratto di penna, la ricerca individuale della trasgressione, i vizi dell'umanità. Chissà se del coro che si indigna fa parte anche qualcuno che magari, al calar delle tenebre, si avventura nei luoghi del sesso a pagamento, degli incontri al riparo da occhi indiscreti. Prostituirsi non è un reato, lo sono l'induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento, appannaggio di forme più meno organizzate di criminalità. E allora, prima di puntare il dito, evocando implicazioni di decoro ambientale che stridono fortemente con alcuni squarci del contesto complessivo, sarebbe il caso di chiedersi come mai il fenomeno abbia preso piede anche dalle nostre parti, perchè l'offerta continui ad incrociare costantemente una domanda che resiste. E spiega l'approdo, a Benevento, di donne come Esther, la 36enne nigeriana ammazzata a colpi di pistola. (continua a leggere sull'App di Ottopagine)
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