Tre donne uccise, erano solo puttane

Per Alina, Mariana ed Esther nessuno ha parlato di femminicidio.

Eppure è difficile immaginare qualcuna che più di loro è stata vittima degli uomini.

Benevento.  

 

di Luciano Trapanese

Tre ragazze uccise. Tre puttane. E nessuno a parlare di femminicidio. Alina, Mariana ed Esther, sfruttate, violentate, massacrate. Eppure nessuno, già, proprio nessuno, ha intonato la consueta omelia sulle donne vittime della violenza degli uomini. Nessuno. Tutti – stampa compresa -, abbiamo sezionato la loro vita difficile, descritto le strade della prostituzione, la rabbia dei cittadini, le piste seguite dagli investigatori. E stop. Niente fiaccolate, niente fiori, niente profluvio di parole. E soprattutto – come detto -, è stato evitato, quasi con cura certosina, il termine “femminicidio”. Evidentemente quella parola (a dire il vero orribile), spetta solo alle vittime italiane, moralmente irreprensibili, e magari uccise da un marito o un ex deluso.

Invece Alina, Mariana ed Esther erano straniere, ed erano prostitute. Qualcuno avrà pensato: se la sono cercata. E la questione si è chiusa lì. Quei tre terribili delitti sono stati inseriti nella casella “questione di ordine pubblico”. I nomi delle vittime non entreranno nel consueto elenco di fine anno, quello che ricorda tutte le donne ammazzate da maschi violenti.

Alina, 20 anni, e Mariana, 34, erano due ragazze dell'Est. Massacrate sulla Litoranea di Salerno. Esther, 36 anni, era nigeriana, uccisa a colpi di pistola a Benevento. Due di loro erano mamme. Hanno avuto la sfortuna di nascere nei posti sbagliati. Sono cresciute con la speranza di costruire altrove la loro esistenza. Magari in Italia. Si sono ritrovate a battere sulle strade. Sfruttate e picchiate da papponi senza scrupoli. E forse uccise dalle stesse persone che le hanno costrette a vendersi. In pratica: vittime di uomini che imponevano loro di vendersi ad altri uomini. Si può chiamare femminicidio? O in questo caso si deve usare un altro termine?

Certo, erano esposte al pericolo. Ma questo giustifica la placida indifferenza di media, opinione pubblica e istituzioni?

Come ha scritto il collega Enzo Spiezia, ci sono le prostitute perché ci sono i clienti. Quanti beneventani frequentavano Esther? Magari tanti di loro, in pubblico o in famiglia, erano anche i promotori della tolleranza zero contro la presenza delle lucciole in quella zona della città. Gli stessi, magari, che appresa alla notizia hanno scrollato le spalle e davanti al bar con gli amici si sono limitati a dire, beh, era solo una puttana.