“Dottò, dottò, qua c'è qualcosa...”, ha gridato, all'improvviso, uno di loro. I decespugliatori si sono zittiti d'incanto. Da circa mezz'ora il loro rumore e il sibilo delle falci stava coprendo ogni voce, il sudore di quei quattro operai di una ditta di Giugliano incaricati di pulire l'area circostante il punto in cui martedì pomeriggio era stata trovata senza vita, uccisa con più colpi di pistola, una 36enne di nazionalità nigeriana. “E' qui, è qui...”, ha aggiunto, puntando il dito verso un ciuffo di erba e sterpaglie in quel terreno che, ad un passo dal parco archeologico di Cellarulo, corre parallelo ad un binario sul quale da tempo non transita alcun convoglio e, più in là, alla linea ferroviaria.
Era ciò che speravano di recuperare gli agenti della Squadra mobile con il dirigente Alessandro Salzano e gli investigatori della Scientifica, anche loro al lavoro, questa mattina, sotto un sole che spaccava le pietre. Perchè quel telefonino appartenuto alla vittima potrebbe contenere informazioni che potrebbero risultare decisive, o comunque prospettare una traccia, nelle indagini che il Procuratore reggente Giovanni Conzo ed il sostituto Iolanda Gaudino stanno dirigendo sull'omicidio. Un Akai di colore azzurro e con due slot per le sim. Ce n'era soltanto una, del tipo 'usa e getta', chissà che fine hanno fatto l'altra card (ammesso che fosse stata installata) e la batteria del cellulare, anch'essa mancante. Forse le ha portate via chi ha sparato, o forse se n'è disfatto altrove.
E lo stesso potrebbe essere accaduto anche per la borsa della malcapitata, che non è escluso, però, fosse nell'auto dell'assassino. Che, dopo aver ucciso, ha provato in maniera grossolana a nascondere il cadavere, sistemando della paglia sul volto della poverina. Non ci fosse stato lo sguardo attento di un ferroviere, quel corpo sarebbe rimasto lì chissà per quanto tempo. Fino al momento in cui, un giorno, qualcuno avrebbe scoperto uno scheletro. Il cellulare era ad una decina di metri dall'area in cui giaceva la 36enne. Era planato tra la vegetazione, con una traiettoria che ha disegnato idealmente, rispetto alla partenza, la base di un triangolo. Con i lati formati dai luoghi in cui erano stati repertati la custodia dell'apparecchio, i sei bossoli ed un proiettile inesploso calibro 9x21.
Quanti siano stati i colpi che hanno centrato Esther al lato sinistro, lo stabiliranno gli esami radiogici e l'autopsia che sarà eseguita mercoledì prossimo dal medico legale Marco Savito, di Foggia. Erano da poco trascorse le 11 quando le operazioni di bonifica, andate avanti per oltre due ore, si sono concluse. Caldo bestiale, come la ferocia dell'assassino che ha stroncato l'esistenza di una persona che da Castelvolturno raggiungeva in treno Benevento per esercitare l'attività della prostituta. Lei aveva un figlio, era una delle ospiti di una zona che, soprattutto di sera, si trasforma nell'alcova degli incontri sessuali a pagamento. Strade sterrate e tutt'intorno campagna, pochissime abitazioni. Il silenzio interrotto solo dal passaggio dei treni e, probabilmente nella tarda serata di lunedì, da quei colpi di pistola che nessuno ha sentito.
Enzo Spiezia
