Ecco perchè è stato revocato il fallimento dell'Amts

In trentacinque pagine le motivazioni della Corte di appello

ecco perche e stato revocato il fallimento dell amts
Benevento.  

Ieri la notizia della revoca del fallimento dell'Amts (gennaio 2016) ed i commenti a più livelli, ora le motivazioni della decisione della Corte di appello. Scrivono i giudici della prima sezione: “Non è possibile ritenere, al 30-9-2015 (data di riferimento delle valutazioni del Tribunale di Benevento), con ragionevoli margini di certezza quanto non era prevedibile al 10-6-2015 (ammissione al concordato), ossia la assoluta irrealizzabilità del piano industriale e, dunque, l'impossibilità di conseguire, attraverso la prosecuzione dell'attività d'impresa, il risanamento della società debitrice e la tutela delle ragioni creditorie. Ciò anche perchè le perdite di gestione registrate nel biennio 2014-2015 di prosecuzione dell'attività dipendono in buona parte dai ritardi nella riscossione dei crediti relativi ai servizi resi, dall'impossibilità per Amts di far ricorso al credito bancario per reperire le risorse finanziarie necessarie, dal ritardo conseguentemente accumulato da Amts nel pagamento dei debiti (soprattutto contributivi e previdenziali) e dal correlato incremento dell'indebitamento per interessi, sanzioni e quant'altro, situazione certamente destinata a risolversi con l'omologazione del concordato, la mesa a regime dell'attività d'impresa (con gli incentivi ed i correttivi specificamente individuati), l'acquisizione degli immobili messi a disposizione dal Comune e dai proventi conseguenti alla loro liquidazione”.. Ecco perchè, spiega la Corte, “è allora evidente che le considerazioni del Tribunale sul trend economico negativo dell'impresa investono chiaramente profili attinenti al merito del giudizio di fattibilità economica, il cui scrutinio, come più volte ribadito, è rimesso al ceto creditorio e ciò tanto più che la proposta prevede un meccanismo compensativo degli eventuali minori flussi finanziari derivanti dalla prosecuzione dell'impresa attraverso la vendita di immobili messi a disposizione dal Comune; che, in ogni caso, i proventi della gestione sono destinati a coprire solo un terzo del complessivo fabbisogno concordatario, i restanti due terzi assicurati in parte dalla vendita di beni patrimoniali della società non funzionali alla prosecuzione dell'impresa medesima, in parte dalla vendita di altri immobili conferiti dal Comune subordinatamente all'omologa del concordato; che, come è ragionevole desumere dall'approvazione della proposta concordataria, in una situazione siffatta la prospettiva puramente liquidatoria del fallimento, in considerazione della scarsità dell'attivo, è ancora considerata dal complesso dei creditori meno conveniente della soluzione concordataria fondata sulla prosecuzione dell'attività. Di qui l'accoglimento del reclamo dell'Amts e del Comune.

Nelle trentacinque pagine della sentenza i giudici affrontano, ovviamente, i rilievi preliminari mossi dai reclamanti, ritenendoli infondati. Censure che riguardano l'iniziativa assunta dal Pm (il sostituto procuratore Patrizia Filomena Rosa, titolare di un'indagine sull'Amts condotta dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza ndr) per la dichiarazione di fallimento. “La giurisprudenza di legittimità – affermano - ha precisato che la comunicazione del Tribunale concernente la promozione della procedura di ufficio per la revoca dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo è estranea alla previsione dell'articolo 7, n.2 legge fallimentare, per cui in tale ipotesi l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento può essere liberamente esercitata dal Pm indipendentemente da quanto l'art.7 prevede e, dunque, ancor di più, sulla base degli elementi comunque acquisiti (non esclusa la sola relazione dei commissari giudiziali già posta a fondamento della procedura di revoca dell'ammissione al concordato preventivo) e liberamente valutati, da cui emerga la ricorrenza dello stato di insolvenza della debitrice”.

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